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Ecco cosa dicevo a proposito di quando aprire partita iva:

Prima di entrare in rodaggio…

Diventare freelance non comporta inevitabilmente l’apertura della tua posizione fiscale nei confronti dell’Agenzia delle Entrate Italiana. Puoi testare invece la tua attività e vedere come va, semplicemente emettendo una ricevuta (una sorta di fattura, numerata e cronologicamente datata come una fattura), in cui indicherai:

  • nome e cognome, indirizzo di residenza e codice fiscale
  • dati del cliente comprensivo di partita iva e sede legale
  • totale
  • ritenuta d’acconto 20% da sottrarre al totale
  • totale a pagare

La ritenuta d’acconto si chiama in tale modo perché il tuo cliente anticipa allo stato per tuo conto le tasse che vai apagare a fine anno nella dichiarazione dei redditi. Attenzione però, solo se il tuo cliente ha partita iva ed è quindi un’azienda o un libero professionista che possa quindi versare la ritenuta tramite apposito modello F24, altrimenti tutto questo discorso non ha valore perché le cessioni fra privati sono da segnalare all’imponibile netto, in dichiarazione dei redditi.

In sintesi:

  • il freelance emette la ricevuta nei confronti del cliente
  • il cliente paga il freelance e si impegna a pagare allo stato la ritenuta d’acconto evidenziata sulla ricevuta, entro il 16 del mese successivo al pagamento della ricevuta
  • entro il 28 febbraio dell’anno successivo al pagamento, il cliente deve inviare obbligatoriamente al freelance la certificazione di avvenuto versamento di tale ricevuta (o Modello Unico)
  • il freelance, con ricevute e certificazioni alla mano compila la propria dichiarazione dei redditi, che eventualmente va a sommarsi ad ulteriori redditi da dipendente, etc

In merito agli obblighi di segnalare la partita iva sul proprio sito, va da sé che se non si è possessori ancora di tale numero, è sufficiente (ma non obbligatorio) indicare il proprio codice fiscale, che funziona da indicatore univoco della persona fisica titolare di diritti edoveri giuridici (in questo caso ricevere compensi e versare tasse).

Se superi i 5.000 annuali lordi non temere, ma comincia a contattare un commercialista per valutare innanzitutto come dichiararli e quindi se decidere di aprire per il nuovo anno partita iva, visto l’evidente aumento di clientela e fatturato.

Prima di aprire la partita iva

Arriva il fatidico giorno in cui decidi di aprire la partita iva. Ti sei fatto tante paranoie, tanti pensieri, ma alla fine vedi che stai ingranando ed hai superato la soglia dei 5.000 annuali. Ti senti pronto ma, al primo incontro con il
commercialista, ecco che lui ti chiede una cosa che ti spaventa: il tuo business plan. Oddio, cos’è?

In realtà potrebbe non chiedertelo, ma potrebbe voler chiarire con te nei termini di una chiacchierata che cosa hai in mente per il tuo lavoro, che target di clienti intendi raggiungere, se hai già strategie di marketing perraggiungere tale clientela, che fatturato prevedi di realizzare nell’anno e se vuoi differenziare l’attività (magari vuoi anche vendere ebooks, insegnare, etc).

Sono dettagli molto importanti che servono al commercialista per inquadrarti nel giusto modo, prevedere guadagni e costi in base al fatturato e tante altre cose che a noi comuni mortali possono sfuggire.

Se vuoi approfondire cosa sia un Business Plan ti consiglio l’ebook o i corsi di Francesca Marano “Chi ha paura del business plan?

Seguirà un nuovo articolo intitolato Partita iva amore-odio o puoi leggerlo subito dal pdf gratuito “Come diventare web-coso“.