Stimolo e Percezione: perchè si apprezza un layout piuttosto che un altro?
Che cosa è lo stimolo? Cosa è la percezione ? Perchè inconsciamente si apprezza un layout piuttosto che un altro? In questo articolo cercherò di dare una risposta a queste domande. Innanzitutto, partiamo da alcune definizioni :
Stimolo : cambiamento di stato di un oggetto, strumento o organo fisico (o artificiale)
Percezione : sensazione di cambiamento indotta dallo stimolo nell’oggetto che ha ricevuto lo stimolo o nell’ambiente circostante.
Generalmente, il processo che porta dallo stimolo alla percezione viene chiamato quantizzazione.
Stimolo —> Quantizzazione —> Percezione
Il termine quantizzazione richiama il concetto di trasformazione dei segnali da continui (tipici segnali che in natura provocano gli stimoli) a discreti (tipici della percezione). Per capire questo concetto possiamo paragonare la quantizzazione ad un modem per collegarsi ad internet, lo stimolo al segnale analogico telefonico (che è continuo) e la percezione al segnale digitale che viene trasmesso al computer. Il processo di quantizzazione è complesso, dipende da diversi fattori, e può produrre percezioni diverse in base a chi lo esegue. Un bellissimo esempio viene fornito da Luciano De Crescenzo che in un suo libro mette a confronto la percezione visiva umana del movimento con quello di una zanzara :
“Se, al contrario, avessi avuto la sensibilità visiva di una zanzara [..] l’avrei vista procedere piano piano, come se camminasse al rallentatore. E’ per questo motivo che quando cerchiamo di schiacciare una zanzara non la becchiamo mai: la bestiola, nel suo mondo visto alla moviola, vedrà avvicinarsi il nostro giornale con estrema lentezza e avrà tutto il tempo che vuole per evitarlo”.
Ma abbandoniamo le zanzare e torniamo all’uomo. Come è il processo di quantizzazione nell’uomo? La risposta è : non lineare ma logaritmico. La legge di Weber (per gli appassionati è possibile vedere la dimostrazione matematica qui) ci dice che :
“la risposta eccitativa della percezione umana cresce con il logaritmo dell’intensità dello stimolo”
p = k ln ( S / S0)
p = percezione, S=intensità stimolo finale, S0 = intensità stimolo iniziale
e ciò vale per la fatica, il dolore, lo sforzo fisico, la percezione visiva (che è quella che interessa a noi), ecc.. In altri termini:
- Quando l’uomo è già soggetto ad un alto stimolo, piccole variazioni di stimolo generano irrilevanti variazioni di percezione
- Quando l’uomo è soggetto ad un basso stimolo, piccole variazioni di stimolo generano rilevanti variazioni di percezione.
Questa teoria ci fa capire il perchè di alcune percezioni umane e di conseguenza le scelte che dobbiamo adottare nell’uso appropriato dei colori e degli impulsi da mandare all’occhio umano :
- E’ meglio accoppiare colori ad alto contrasto, perchè così si genera uno stimolo alto e quindi si migliora la percezione.(qui però non stiamo parlando di variazioni di stimolo). Esempio di immagine ad alto contrasto:

- Gli umani hanno una migliore percezione del contrasto nelle tonalità scure piuttosto che in quelle chiare cioè, la capacità dell’occhio umano di discriminare colori scuri (bassi stimoli iniziali) è maggiore della capacità di discriminare colori chiari (alti stimoli iniziali). In questo caso vale il ragionamento delle variazioni marginali di stimolo che abbiamo sopra citato. Esempio di contrasto tra coppia di colori chiari e coppia di colori scuri :



















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10 Commenti
ciao, Interessante articolo, sarebbe bello approfondire in relazione a tutte le percezioni derivate dalla fusione tra i sensi, per cui la visione di un colore può provocare dolore, freddo caldo, ecc. note come sinestesia.
Molto, molto interessante. Sarebbe veramente sublime poter leggere altri articoli sul tema più incentrati sulla pratica reale.
Bell’articolo, interessante, sopratutto le formule, anche per chi come me ha sempre fatto fatica con le formule a scuola
.
@Francesco: nella pratica ti consiglio questo articolo esauriente di Boscarol: http://www.usabile.it/blog/strumenti-per-il-contrasto-del-colore
dove sono segnalati gli strumenti per verificare il contrasto dei colori, la formula applicata è più tecnica e meno teorica di quella presentata da Giancarlo ed è molto utile per capire se stiamo usando dei colori realmente percepibili a seconda delle patologie visive presenti.
volevo aggiungere che alla luce della formula espressa da giancarlo, in effetti la percezione è diversa da persona a persona proprio per le diversità di ogni essere umano e per le difficoltà e patologie visive di cui uno può sapere o meno di essere affetto.
affidarsi a strumenti calibrati come quelli per la valutazione del contrasto dei colori può essere utile per ottimizzare i nostri siti e renderli più accessibili.
L’articolo è assolutamente interessante (e mi tocca anche personalmente per motivi relativi alla tesi a cui lavoro da 6 mesi a questa parte), e la teoria di Weber che citi lo è altrettanto.
Tuttavia secondo me tende a essere troppo semplicistica: i fattori coinvolti nella percezione sono molti, potrei citare tutto quello che ci insegna la psicologia della Gestalt che tutti noi designer conosciamo, ma ci sono anche altri approcci innovativi ed interessanti che andrebbero valutati per bene…Inoltre anche se ci sono stati diversi esperimenti per mettere in relazione stimoli di diverso tipo con reazioni fisiologiche umane (dilatazione della pupilla, cambiamento della conducibilità elettrica della pelle) i risultati hanno dimostrato solo alcune linee di massima entro le quali noi ci dovremmo saper barcamenare…
E nonostante si tratti di argomenti interessantissimi (oltre che da un punto di vista di ricerca, anche da un punto di vista commerciale) sono ancora poco esplorati, o lo sono ma non da un punto di vista scientifico, e quindi sperimentale, che garantisca un qualche tipo di risultato.
Putroppo il filone di ricerca in tal senso (in Italia) trova ap
[scusate è partito l'invio]
il filone di ricerca in tal senso (in Tialia) trova ancora delle “chiusure” da parte di chi le ritiene troppo vaghe o “poco di ricerca”…
Bell’articolo e concordo con Emanuela e la invito a scrivere qui qualcosa non appena avrà concluso la sua tesi
ps: si è parlato in questo articolo di quantità di percezione, ma la qualità? un pugno nell’occhio (metaforicamente parlando) sicuramente è una gran bella quantità, ma la qualità? è soggettiva?
eh eh sarà fatto!
@Emanuela : il problema è che in italia si dovrebbe fare una seria ricerca scientifica su come viene condotta la ricerca scientifica e non aggiungo altro…
Cmq….anche io mi associo all’invito di Michele.