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Redesign, un approccio semplicistico by Kiko

Scritto da il 10 aprile 2008 in Progettazione - 14 Commenti - 21 visite

Oggi vi cito un articolo di Kiko, molto carino, che ne pensate?

Redesign, un approccio semplicistico

[...] Ora, anche per quanto riguarda il web design vale il concetto de “Il Cliente Ha Sempre Ragione”. Al di là di scelte grafiche e di programmazione precise, che coinvolgono solo pochi esperti, è fondamentale che il sito piaccia, sia navigabile e godibile, facilmente accessibile.

Tre componenti fondamentali per il successo di un sito. Qual è il loro significato:

  1. godibile: il sito deve piacere a primo impatto, essere stimolante dal punto di vista grafico, dal punto di vista dei colori. Mai pesante piuttosto leggero. [...]

Redesign, un approccio semplicistico

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L'Autore

Laura Gargiulo, webdesigner freelance. Web architect senior, esperta xhtml, css, usabilità, design, cms, webmarketing e Seo, Wordpress specialist. Membro del progetto di prossima pubblicazione Piperita Lab e dell'IWA Italy Visita il mio sito personale Lauryn.it e contattami pure per un preventivo gratuito.

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14 Commenti

  1. Mauro Accornero (253 comments)
    Scritto il 10 aprile 2008 alle 12:54

    L’articolo mi sembra interessante e riassume un po’ l’approccio di ogni web designer di fronte al nuovo lavoro. Quello che secondo me rimane il punto difficile della nostra professione in Italia è la differenza tra intenzionai iniziali e risultato finale. Ovvero il web designer ha competenze su usabilità/navigabilità/design/estetica e fa di tutto per cercare di creare un buon prodotto ma a livello pratico esiste poi il cliente, il programmatore, il capo, l’account ognuno con le sue richieste che ritengono opportuno sacrificare gli aspetti base pur di vendere il prodotto o solo per far piacere al cliente. Se il cliente vuole 30 banner nella homepage lo si fa perchè il cliente ha sempre ragione e drammaticamente si perde il valore del contenuto già dalla prima pagina…A mio parere il vero problema è che nel mercato dei prodotti web in italia si punta per lo più a vendere piuttosto che a vendere grazie alla qualità dei prodotti. A parte questo trovo giusto che ognuno di noi cerchi di apprendere quanto più gli è possibile sulle cose che ritiene importanti e spinga come e quanto può sui progetti che segue.

  2. Scritto il 10 aprile 2008 alle 13:23

    [...] Italian webdesign wrote an interesting post today on Redesign, un approccio semplicistico by KikoHere’s a quick excerpt[…] Ora, anche per quanto riguarda il web design vale il concetto de “I l Cliente Ha Sempre Ragione”…. [...]

  3. Cisco (28 comments)
    Scritto il 10 aprile 2008 alle 15:47

    Direi che l’approccio è completamente sbagliato.Il cliente nonha sempre ragione, il cliente va educato. E le discussioni sono all’ordine del giorno.

    Ad un cuoco insegno io, cliente, come cucinare? Gli chiedo di cucinare secondo i miei gusti?

    Ad un ingegnere spiego io come tirare su un ponte?

    Ad un albergatore spiego io come gestire l’albergo?

    Ognuno sa come muoversi nel proprio ambiente. Una volta fatto capire questo al cliente, con esempi pratici rivolti al SUO ambito lavorativo (al cuoco l’esempio del cuoco, etc), capirà perchè si metterà nei nostri panni.

    Ecco allora che il rapporto cambia, e di molto, si fida, al limite ci chiede: “se si può fare”, non “si deve fare”.
    Tutto questo è fattibile SOLO se si sa motivare ogni propria scelta, se si dare una spiegazione per ogni cosa che si fa, con competenza e serenità. Sono spiegazioni che comunque, teoricamente, non dovremmo dare (un ingegnere non è tenuto a spiegarmi perchè usa tot cemento, o perchè la distanza dei piloni di un ponte deve essere quella), ma piuttosto che fare progetti obrobriosi, preferisco investire un po’ di parole.

    Mi infervoro un po’ sulla questione, perchè siamo noi gli “addetti al web”, siamo noi a progettarlo, e se si vuole evitare, come è successo in passato, di imbruttirlo con soluzioni orrende, bisogna “tirare fuori le palle” e far valere le proprie ragioni, sempre che se ne abbiano (di ragioni).

    Il problema, forse, è che pochi sanno argomentare i propri lavori. Molti sono gli smanettoni che si spacciano web designer, e sono quei famosi ” figli del cognato, che ne sanno di computer e mi fanno il sito a metà prezzo”.
    Chi di questi sa valutare i pesi di un layout o giustificare un menù verticale anzichè orizzontale?Sono quelli per i quali Arial o Times sono la stessa cosa.

    Non sto additando o criticando commentatori o autori del blog, ci mancherebbe, e mi scuso per i toni incattiviti, ma se quando mi trovo in difficoltà a trovar clienti per le motivazioni di cui sopra, quando vedo il mio lavoro equiparato ad esempi di cui sopra, quando so che non sono l’unico, ma anzi succede a molti, e quando vedo che molti invece chinano la testa pur di prendere il poco compenso, mi accendo, e mi indigno… :)

  4. Scritto il 10 aprile 2008 alle 16:17

    [...] spunto è venuto da un post su Italian Wen Design, e non sono riuscito a trattenermi [...]

  5. Marco (427 comments)
    Scritto il 10 aprile 2008 alle 16:46

    Si ok, il cliente va educato, ma se il cliente ha in mente una cosa perchè dirgli di no?

    Gli esempi che porti non sono, credo, rappresentativi, perchè un cuoco, che è un lavoro molto più creativo e difficile del nostro (io mica mi devo mangiare i siti), se un cliente non piace il pepe preparerà un piatto piuttosto che un altro.

    Il creativo se imboccato lavora meglio no? ;)

  6. Cisco (28 comments)
    Scritto il 10 aprile 2008 alle 17:08

    il cliente può chiederti di dare un taglio “professionale”, “dinamico”, “colloquiale”, e via dicendo al sito. Può avere preferenze per un qualche soggetto, ma chi prepara il veicolo per il messaggio che il sito deve portare, quello sei tu. Tu decidi come trasmettere un messaggio, non lui.

    Ciò che facciamo è lavoro di immagine, alla stregua di chi chi crea video pubblicitari, e penso che si debba essere mezzi artisti per fare i designer, più che mezzi programmatori.

    Se entrando in un ristorante, leggessi il menù, e chiedessi una pietanza non prevista nel menù, fatta come voglio, magari che va contro ogni plausibile concezione culinaria solo perchè ” a me piace” il cuoco mi sputerebbe in un occhio, a ragione. Sempre che il ristorante sia “di un certo livello”, cioè ricerchi la qualità.

    Io naturalmente faccio un profondo distinguo: un manovale fa quello che gli si dice, punto. Non mi ritengo manovale, mi ritengo un designer, nello specifico di siti web.

    Un form per l’invio dei dati è sempre quello, ci saranno dei campi e un pulsante di invio, am c’è modo e modo per presentare il contenuto. Quello spetta solamente a te/me…

  7. Marco (427 comments)
    Scritto il 10 aprile 2008 alle 18:49

    Come mezzi artisti? Artisti al 100% :D

    Io non volevo fare polemica, è ovvio che poi l’ultima parola è di chi è stato pagato apposta per la sua professione :)

    Io sono assolutamente d’accordo con questo che stai dicendo, dico solo che il cliente può darci un tracciato su cui lavorare, tutto qui :)

  8. Kiko (22 comments)
    Scritto il 10 aprile 2008 alle 21:00

    @Cisco

    “il cliente ha sempre ragione”: ma io non ho mai parlato di cliente-che-ordina-un-determinato-codice, o di cliente-che-stabilisce-come-devo-programmare o di cliente-che-ordina-di-usare-questa-o-quella-procedura. Io ho parlato di un cliente, speravo non si nascesse questo equivoco, che parla e descrive ciò che vuole tipo: barra-menu a destra e a due colonne, le immagini le voglio qui, il menu-di-navigazione solo all’inizio della pagina e poche altre cose. Magari può dirci quali sono i colori base, quelli che il cliente appunto preferisce. Se ha particolari preferenze su immagini, icone. Poi a livello di standard e di codice è ovvio che il nostro lavoro sarà tanto migliore quanto meno il cliente interferisce su questione prettamente tecniche e di progettazione. In realtà, esiste una procedura per mettere d’accordo le idee del progettista-designer e del cliente e si chiama studio di fattibilità (un concetto in realtà molto più ampio e complesso). Magari, sarà argomento di un prossimo articolo.

  9. Cisco (28 comments)
    Scritto il 11 aprile 2008 alle 00:20

    hai ragone, ma ho ragionato secondo un’esperienza avuta di recente, dove lo studio di fattibilità era saltato a piè pari.

    Spero che non sia esperienza toccata anche ad altri, ma ho lavorato in una web agency dove non interessava altro che “vendere” e i commerciali vendevano tutto, ma senza studio dietro.

    In pratica dicevano sì a qualsiasi richiesta del cliente, poi era lo sviluppatore (contattato sempre in un secondo momento) che diventava lo zimbello del cliente.

    Per questo quando ho letto quelle righe (parte non centrale del tuo articolo, chiedo venia :P ) mi sono “agganciato” e forse sono un po’ uscito dal tema :)

  10. Cisco (28 comments)
    Scritto il 11 aprile 2008 alle 00:21

    anche, putrtoppo, con il sistema dei commerciali di cui sopra, si sono avuti nel 99% dei casi clienti del primo tipo da te descritto… SIGH

  11. Lauryn (4197 comments)
    Scritto il 11 aprile 2008 alle 09:18

    lo studio di fattibilità, ecco bravi. un argomento da trattare assolutamente :)

    kiko, a chi fa prima a scriverne, vai :D

  12. Kiko (22 comments)
    Scritto il 11 aprile 2008 alle 09:50

    @lauryn

    è una sfida? Se sì dovrò cedere di colpo, perchè sono mezzo incasinato tra studio e altri lavoretti (diciamo così). Appena trovo una mezz’oretta organizzo le idee e butto giù un post, intanto attendo un pezzo tuo.

    Buon lavoro, ragazzi!

  13. Lauryn (4197 comments)
    Scritto il 11 aprile 2008 alle 10:06

    ahah sì, un’amichevole sfida. anche io sono presissima, vediamo chi fa prima, magari ci integriamo a vicenda!! :D

  14. Martin Benes (44 comments)
    Scritto il 11 aprile 2008 alle 12:51

    Ciao gente, sono appena tornato da Milano dove ho diretto un progetto web e la questione casca a fagiuolo.

    Il cliente non ha sempre ragione bensì devi dare al cliente quello che vorrebbe.

    Il cliente ha dei gusti personali e sa quel che vuole (non sempre) e tu devi riuscire a ralizzare una cosa che rispetta le aspettative del cliente.

    In quanto a sito mai pesante… non sono d’accordo, dipende dalla tipologia di committente e dal target.
    Alcuni mini siti web ad esempio della Mini sono tutt’altro che leggeri con tanto di animazioni in 3D e fanno il loro effetto e funzionano.

    Notiamo bene però che chi ha scritto il trafiletto citato precisa “che coinvolgono solo pochi esperti” ossia che la sua regola vale in molti casi ma non in tutti…

    Non ho letto tutto l’articolo e il mio intervento quindi si riferisce solo al fatto se il cliente ha sempre ragione o meno.

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