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Intervista su Internet Magazine

37 commenti

fototessera Intervista su Internet Magazineinternetmagazine2 80x80 Intervista su Internet MagazineVisto che non trovo in nessuna edicola la rivista e che non si sono degnati di mandarmene una copia, alla facciazza loro e del copyright ecco la mia intervista. Invito Laura De Masi e Samuele Schiavo ad inviarmi il testo delle loro tre risposte così le mettiamo a confronto qui su Italianwebdesign.

1 – Cominciamo con le basi: chi è e cosa fa un web designer?

Un webdesigner è equiparabile ad un ingegnere: progetta i siti web dalle fondamenta. Decide che piattaforme usare, la struttura di navigazione e grafica, segue gli standard di creazione delle pagine xhtml con supporto dei css e gli standard di accessibilità per i disabili, indicizzazione dei siti web, marketing; inoltre anche se non programma applicazioni web (per questo ci sono i web developer) si trova spesso a metter mano a script php, librerie javascript e customizzare le applicazioni a seconda delle esigenze del cliente.
Si occupa talvolta anche dell’immagine coordinata dello stesso (cioè il cartaceo, quali biglietti da visita, logo, carta da lettera e moduli fatture, etc); questo ovviamente dove il background e le competenze grafiche del webdesigner lo permettano.
Inoltre deve avere buone doti di comprensione e “pace zen” per sorridere al cliente e ascoltare e interpretare le sue esigenze.
Si fa prima a dire cosa non fa un webdesigner ;)

2 – Come nasce un buon Web Designer? (Che percorso di studi o professionali ha seguito? Che competenze tecniche ha?)

Purtroppo non esiste una formazione standard in Italia che ti permetta di diventare “webdesigner”. Io sono ragioniere programmatore e sono stata fortunata a poter frequentare un corso finanziato dalla Regione Lombardia che mi ha dato un’infarinatura generale su tutto: grafica digitale, xhtml, progettazione, webmarketing, che sommata al background di programmazione ha fatto il resto, ma gran parte la si fa da autodidatta o grazie all’esperienza diretta tramite gli stage. Poi c’è chi ha un suo background tutto personale, e magari comincia con un corso universitario di marketing o un corso di grafica digitale presso una società a pagamento, ma ripeto, il resto lo fanno tanta pazienza e voglia di tenersi aggiornato. I libri del settore aiutano e formano, gli articoli sul web arrotondano e completano la propria formazione.
La voglia di crescere e imparare è una cosa che non deve mai fermarsi nel nostro settore, per cui se essere autodidatti serve a coltivarla ben venga questo tipo di percorso. Poco importa l’età in cui si decide di diventare webdesigner e il proprio background.

3 – Il Web 2.0 ha ridisegnato negli scorsi anni i parametri del Webdesign tradizionale. Quali tendenze scorgi nel Web design di oggi e in quello di domani?

Domanda difficilissima. Credo che meglio di così non si possa inventare. Ora sta a chi fa il web ad adattarsi alle novità, a migliorarsi, a crescere. Che il web si rinnovi e porti un’interazione come quella attuale, impensabile fino a solo qualche anno fa, è una cosa, ma metterla in pratica è ben altro.
Pensa che online si vedono siti creati da poco che usano ancora tecniche obsolete nonché grafica indecente, inusabili e inaccessibili. La vergogna del web, insomma. Ma finchè è una “newbie” che fa errori e vende quei siti a basso costo, pazienza, si migliorerà con il tempo. Diventa grave quando lo fanno personaggi che si rivendono come webdesigner o grandi società, per non parlare di fantomatiche associazioni di categoria che a loro volta indicono premi web. Paradossalmente il problema principale del web è la disinformazione, e quando questa colpisce il cliente la cosa va degenerando perché non riesce a distinguere da solo il buon webdesign da quello inaccessibile.

Che dite ci sono andata pesante? XD

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  1. Kobrabyte (1 comments) says:

    Sicuramente una formazione scolastica non è da meno alla figura di Webdesign, ma la maggior parte dell esperienza e professionalità viene dal materiale presente nella rete…!

  2. Mat (1 comments) says:

    Personalmente parlando, il problema principale è che il Web è ancora oggi visto come un oggetto misterioso dal 90% della popolazione italiana.
    E’ talmente anarchico che alla fine ognuno può darsi il titolo che vuole, poi alla fine l’ignorante di turno abbocca e può spenderci un sacco di soldi per farsi creare un sito personale, quando magari il risultato è a dir poco scadente.
    Ricordo che ad un mio conoscente, di professione commerciante, chiesero 7000 euro per un sito che oltre ad esser orrendo, presentava ORRORI grammaticali (tipo “ha” senza h o mancate doppie su alcuni vocaboli).
    Ognuno si arrangia come può, ma parlando di opere intellettuali, è difficile persino categorizzare questo genere di professione.
    Il problema è che questa materia si affida molto ai diversi linguaggi di rete e quest’ultimi ogni anno possono subire modifiche volte al miglioramento (magari per le compatibilità coi browser), quindi un presunto titolo di studi non basterà mai per rendere un webdesigner (e non solo questa categoria) completo a livello formativo.

    Ciò che mi preme dire, soprattutto a Stefania, è che non ritengo giusto attaccare delle persone che si fanno il mazzo non solo nella loro professione (che sia improvvisata o meno).
    Questo campo lo fa chi nutre passione.
    Sta nel cliente valutare se sia opportuno affidarsi alla persona giusta e i lavori presenti in rete sono più di una garanzia (e molti clienti, ignoranti qual sono, ancora stanno a guardare i titoli che uno possiede, cosa che in questo campo sono assai relativi).
    Il Web è ben diverso dalla realtà: creare un dipinto non necessita di ritocchi nel tempo. Si logora, al massimo, ma non si richiede un sistema per guardarlo oltre coi nostri occhi.
    Creare un template, invece, richiede poi cura negli anni a venire, perché il mercato globale non garantirà che il tutto possa rimanere uguale.
    Proprio per questo motivo, ritengo che il vero webdesigner sia quello appassionato, ossia particolarmente attento agli aggiornamenti costantemente presenti nel web.

    Questo te lo dice uno che non fa il Webdesigner, che è semplicemente apprendista elementare e che si fa il mazzo da solo nel fare le cose, pezzo per pezzo.
    E se io mi faccio il mazzo a livello elementare, figuriamoci loro che hanno delle enormi responsabilità con i clienti!

    Cordialmente ed un saluto a tutti,
    Mat

  3. Lauryn (3388 comments) says:

    concordo con Mat, per fortuna spesso il portfolio di un professionista parla da solo.

    Sottolineo inoltre nei confronti di Stefania, che il primo sito di cui parla, A list apart, è fatto da uno dei padri del webdesign, che pertanto non ha “diplomi” ma che si è fatto da solo e ha cominciato più di 10 anni fa creando e coniando la parola webdesign. Ma scommetto che non sa neanche chi sia Zeldman.

    Mentre uno degli altri due blog che segnala, che eppure sono due blog che seguo: Jacob è uno studente di visual design, che non c’entra niente con il webdesign appunto. Non per questo i suoi articoli parlano esclusivamente di loghi e immagine ;)

    cara stefania, qui il web si fa con le ossa, il sudore e il sangue…e cerca finalmente di capire la differenza fra webdesign e design, ci sono tre lettere che fanno una grande differenza ;)

  4. Damiano (9 comments) says:

    Secondo la mia modestissima opinione, la verità sta nel mezzo.
    Indubbiamente nella nostra professione serve moltissima passione e costante attenzione a quello che avviene nella comunità di sviluppatori web per poter aver sempre a disposizione una serie di strumenti che all’occorrenza vanno utilizzati.
    Tuttavia Stefania, seppur con toni un po’ duri e “saccenti”, non ha detto delle cose falsi. Un corso/facoltà sulla comunicazione visiva in alcuni casi (ma non è la regola) traccia una netta divisione tra il web designer “qualunque” e quello veramente in gamba.
    Questo in linea generale: ovviamente c’è sempre qualcuno che raggiunge livelli eccellenti anche senza quei corsi, soprattutto se ha l’occasione di fare esperienza direttamente sul campo.

  5. Laura De Masi (297 comments) says:

    Damiano non dimenticare però che l’abilità grafica e comunicativa, seppur importantissima, è solo una discreta fetta delle competenze di un WEBdesigner.
    Di sicuro corsi del genere danno insegnano a comunicare e a farlo in maniera egregia, ma il web non è la carta stampata. (conosco ottimi visual designer che sul web purtroppo non riescono ad ottenere niente più che un bel manifesto da visualizzare a video…) e qui chiudo il commento perchè ci sarebbe davvero troppo da dire.

  6. stefania (4 comments) says:

    Cara laura, innanzitutto ti ringrazio per aver pubblicato il mio intervento. Mi scuso per i toni usati se sono sembrati troppo forti, non era mia intenzione, come non era nelle mie intenzioni sminuire il lavoro che fate con il blog d’informazione. Rispondo velocemente solo ad alcune delle critiche da te mosse perché non ho molto tempo a disposizione e perché non mi va di aizzare puerili polemiche.

    tu dici:
    “concordo con Mat, per fortuna spesso il portfolio di un professionista parla da solo.”

    Si, infatti è proprio il tuo portfolio a parlare da solo, non te la prendere, non è un’offesa, ma oggettivamente non c’è un tuo solo lavoro che si possa definire esteticamente accattivante.

    Tu dici:
    “cara stefania, qui il web si fa con le ossa, il sudore e il sangue… e cerca finalmente di capire la differenza fra webdesign e design, ci sono tre lettere che fanno una grande differenza”

    Permettimi di dirtelo, tu fai molta confusione, non basta saper mettere insieme una pagina in codice xhtml e css validato per definirsi dei web designer, perché è questo quello che fai tu.
    Per quanto riguarda la differenza tra “design” e “web design” dovresti provare a comprenderla un po’ meglio, perché si, è vero che ci sono tre lettere di differenza, ma se ci fai caso, sono di più le lettere che hanno in comune, ovvero le sei lettere che formano la parola “design”. Prima di concentrarti su cosa hanno di differente le due parole dovresti analizzare quello che possono avere in comune, che è davvero tanto, e sono le fondamenta su cui si basa il lavoro di un buon web design.
    Un buon “web designer” deve essere prima di tutto un buon “designer” (e come ti ho già fatto notare per formare questa figura professionale esistono un’infinità di corsi di studi) e solo dopo specializzarsi per il media “web” piuttosto che per il media “tipografia” (tanto per fare un esempio). Un sito internet spesso è una vetrina pubblicitaria per l’azienda “X” o per il prodotto “Y” e non se ne può realizzare un buon design se non si ha la minima idea di cosa siano la comunicazione pubblicitaria, il design (sezione aurea, spazi bianchi, ecc…), la fenomenologia della arti contemporanee, la storia della grafica pubblicitaria, la psicologia dei consumi culturali, la teoria e il metodo dei mass media, l’advertising, la sociologia della comunicazione, cito solo alcuni degli aspetti che si devono conoscere e prendere in considerazione nella realizzazione di un buon design grafico. Ed è questo quello che fa la differenza tra un professionista e un amatore. Non il pagare una quota annua di 65,00 euro all’iwa.
    Ovviamente non basta solo questo, nel mio intervento infatti non ho detto che un buon web designer viene fuori da un corso di graphic design indirizzato alla comunicazione d’impresa, è ovvio che dopo ci si deve specializzare per il media web (usabilità, interfaccia grafica, ecc…) ma le basi partono da li.

    Chiudo qui il mio intervento. Senza nessun rancore.
    Stefania

  7. Lauryn (3388 comments) says:

    cara stefania,
    che i miei siti non ti piacciano è un parere, mica possono piacere a tutti, altrimenti avrei una lista di clienti infinita e non potrei soddisfarli tutti. ma la mia buona fetta c’è.

    concordo con te che alcune materie sono comprese nel pacchetto webdesign (proprio la sezionea aurea, gli spazi bianchi che citi, nonchè l’immagine aziendale, la comunicazione, e la lista di materie che hai citato). ma il web è qualcosa di ancora diverso e si compone di: architettura dell’informazione, semantica, programmazione, tecniche css, accessibilità e queste sono alcune delle macromaterie che la compongono.

    Sono iscritta all’Iwa non per bellezza ma per sostenere il buon webdesign che è fatto appunto di quello che citi tu + le materie che ho segnalato io. Tra parentesi sia io sia Laura siamo state invitate ad iscriverci direttamente dal direttore dell’Iwa che non è poca cosa, quindi qualcosa vorrà dire (il famoso Scano babau ;- )

    Ripeto che i miei lavori non ti piacciano graficamente è tutto dire, ma vai a chiedere ad un non vedente se riesce a navigare su di un mio sito o su quello del miglior designer in circolazione (e non prendere come esempio alistapart perchè è la combinazione esatta di buon web e buon design ed è un eccezione) – fossimo tutti come zeldman avrebbe una concorrenza infame.

    grazie dell’intervento. alla prossima.

  8. Lauryn (3388 comments) says:

    mi sfugge ancora che lavoro fai però, e in base a cosa mi giudichi, perchè mi affronti con questa superiorità, perchè tu sei un’artista (cosa che non mi sono mai sognata di definirmi) e io no?

  9. Alf2oOo (2 comments) says:

    Stefania, lanci il sasso e nascondi la mano e non è bello, dici di non voler aizzare puerili polemiche ma il tuo sembra tanto il classico discorso “Io ce l’ho più lungo del tuo”, e permettimi di farti notare che non è proprio femminile; si sta discutendo di un’intervista a determinati personaggi che, per un motivo o per l’altro, sono stati ritenuti più adatti di altri per fornire un esempio di quello che il web design professionale è, e su come si sta sviluppando.
    Il fatto che tu venga a sminuire il lavoro di Lauryn sul suo blog e più precisamente su questo articolo mi spinge a pensare che tu sia una puerile rosicona.
    Sono lieto che il tuo intervento sia concluso, sperando di non leggere altre insensate denigrazioni da una auto-proclamata guru del web.

  10. Damiano (9 comments) says:

    Il problema di Stefania è che non mette alcun recapito (mail, sito, ecc..) perché farei volentieri una bella chiacchierata su alcune cose che interessano entrambi.

    :/

  11. Lauryn (3388 comments) says:

    @damiano: ma ti stupisci anche? si chiamano lamer o troll queste persone…comunque un’email c’è ma non posso diffonderla ovviamente per questioni di privacy, e comunque si è iscritta ai commenti di questa discussione per cui appena avrà tempo sicuramente risponderà…

  12. Laura De Masi (297 comments) says:

    Ed è questo quello che fa la differenza tra un professionista e un amatore.

    A questo punto per non continuare una discussione stupida mi piacerebbe sapere se stiamo parlando con un professionista o con un amatore. Anche se il dubbio è minimo.

  13. Dj Darius (13 comments) says:

    Polemiche a parte, io mi ritengo molto fortunato. Frequento il corso universitario di Informatica Umanistica a Pisa e sono molto soddisfatto dei miei professori. Credo che non sia facile insegnare in 2 settimane a masticare HTML e CSS e fare dei piccoli siterelli, che più che belli (naturalmente siamo dei principianti) sono accessibili e rispettano a pieno gli standard (se non sono totalmente validati W3C l’esercizio non passa). C’ho messo anche del mio, me lo potevo permettere lavorando (250€ in libri e manuali) però sono certo che se si trova un buon insegnante che con passione ti aiuta e ti fa vivere in maniera travolgente la cosa, la strada risulterà in discesa ! Insomma non sono mai stato così soddisfatto di andare a scuola! :D
    http://infouma.di.unipi.it/studenti/index.asp
    http://infouma.di.unipi.it/ricerca/index.asp

  14. Lauryn (3388 comments) says:

    molto bello, grazie delle info DjDarius, magari fossero tutte così le scuole!
    io pure sono stata fortunata nel mio piccolo, il professore coordinatore del corso veniva dalle esperienze più variegate (cineoperatore e fotografo) e ci ha insegnato non poco in fatto di comunicazione e immagine.
    forse un prof di html meno programmatore avrebbe aiutato, ma per fortuna ho fatto da sola dopo :)

  15. Stefanod (7 comments) says:

    Ciao ragazzi, è la prima volta che scrivo un commento su questo blog, a mio avviso interessantissimo, anche se lo visito da un bel pò. Ho 21 anni e nel mio piccolo lavoro già nell’ambito web da 4 anni (pochissimi), come web designer. Scusatemi prima di tutto se mi definisco così, anche se nella mia modestia sò che ci vuole tanta esperienza per potersi definire tale (concordo con quello detto da voi in precedenza), però per me è importante definirmi a questo modo, perchè mi dà la forza e il coraggio di osare e imparare sempre di più. Se non sento mio un lavoro, non riesci ad apprezzarlo nelle sue tante sfaccettature. Di sicuro non è bello neanche vantarsi senza che lo si può (giustissimo) e per questo spero sempre che ci sia sempre più gente come voi con tanta esperienza che possa dare una mano a chi sta cercando di costruire un proprio nome nel web design. Un’altra cosa. Credo che per essere bravi in questo lavoro non sempre ci sia bisogno di uno studio alle spalle, ma credo anche che si possa nascere con una vena artistica particolare e metterla in atto solo dopo aver assunto il pieno controllo degli strumenti teorici e software per poter realizzare in maniera pratica queste vere e proprie opere d’arte.

    Vi ringrazio ancora di cuore. A presto.

  16. Stefanod (7 comments) says:

    scusatemi per il commento doppio, vale il primo

  17. Lauryn (3388 comments) says:

    ciao stefanod, grazie di cuore a te, per i commenti positivi.
    da quel poco che leggo affronti la professione nella giusta maniera, solo così si può arrivare lontano. Un po’ come a Xfactor, quando dicono ai cantanti che una buona dose di umiltà e volontà di imparare, se mancano non li porterà lontano, vale per tutti i campi.

    Denigrare gli altri come fa Stefania non la porterà certo in cima alla montagna dei guru, di cui qui nessuno fa parte e nessuno ha mai detto di farne parte. Solo perchè uno viene intervistato non è detto che sia una celebrità e un guru nel proprio campo.

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