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Freelance all’estero: risorse e indicazioni per fuggire dall’Italia

E’ argomento bollente, soprattutto per noi web designer freelance che magari ci ritroviamo di botto in un regime finanziario non più agevolato o in un momento in cui i clienti non se la sentono di investire nella pubblicità e nel web. A dir la verità hanno imparato a crederci, ma non tanto da spenderci il giusto, per cui rimaniamo sempre quel tanto sottocosto, e fatti i conti a fine anno, ci sentiamo insoddisfatti e decidiamo che vorremo migliorare la nostra situazione.

Assodato e assoldato che di meglio qui in Italia non sentiamo di riuscire a fare, si può provare all’estero. Ma chi è che ha il coraggio di lasciare gli ormeggi e andarsene? Beh, questo è un altro discorso, bisogna saper sognare e lanciarsi, come ci suggerisce Luca nel suo ebook.

Ma all’atto pratico, cosa possiamo fare per provarci? Proviamo a vedere insieme.

Il paese dei sogni

iStock 000011609204XSmall 300x300 Freelance allestero: risorse e indicazioni per fuggire dallItaliaInnanzitutto prefissatevi una méta, che sia questa dettata da motivi personali, di lingua, di ipotetica facilità nel trovare lavoro…pronti? Partite! No no, aspettate, non prenotate già il volo, è presto! Prima pianificate tutto, non rischierete di rimanere con le chiappe al vento!

Presupporremo di doverci trasferire negli UK, sia perché è una delle mete più gettonate, sia perché è stato più facile per me reperire le informazioni grazie a siti, blog, ebook e racconti diretti.

La lingua

Si presuppone che mastichiate l’Inglese come fossero caramelle, pertanto se volete dei consigli:

  • Guardate i telefilm preferiti in lingua originale, prima con sottotitolo, poi senza.
  • Leggete riviste o libri del vostro settore lavorativo. Ce ne sono tanti di webdesign!
  • Se potete, cercate degli insegnanti madrelingua con cui fare conversazione. E nonostante ciò, se volete andare ad Edimburgo, sappiate che c’è una scuola gratuita di benvenuto per rispolverare inglese (e scozzese, hanno una pronuncia tutta particolare).
  • Partite e fate pratica sul campo, parlate con i camerieri, personale degli esercizi commerciali, anche gente per strada, in Scozia sono più cordiali degli inglesi, vi verrà più semplice farlo, o come è capitato a me, saranno loro ad attaccare bottone icon smile Freelance allestero: risorse e indicazioni per fuggire dallItalia

Curriculum in Inglese

Il primo passo è di scrivere il proprio curriculum in inglese ovviamente, racchiudendo le ultime esperienze lavorative, gli skills etc. Il formato Europass è quello da seguire Il formato europeo non è poi così apprezzato, ed essendo dei creativi non credo verrà disdegnato anche un curriculum in formato diverso ma sempre chiaro e conciso.

Carta d’identità

Se andate in UK è valida la carta d’identità europea valida per l’espatrio che avrete usato per viaggiare. In alternativa, il passaporto.

Codice fiscale o NIN

Primissima cosa, l’equivalente del nostro codice fiscale, che vi permette di essere identificati univocamente e di EVITARE le trattenute fiscali automatiche sullo stipendio. Si chiama NIN, o National Insurance Number ed in genere è facilissimo ottenerlo, basta informarsi, ecco il sito del dipartimento governativo britannico.

Partita iva

VAT 218x120 Freelance allestero: risorse e indicazioni per fuggire dallItaliaDimenticatevela: per svolgere un’attività professionale non è necessario aprire la partita iva (o VAT) che viene applicata solo per la vendita di merci. Non esiste infatti il frelance con partita iva, ma potete liberamente operare la vostra professione decidendo voi il sistema pensionistico che volete adottare. Al più potete aprire una società ltd (= limited) che corrisponde alla nostra Srl, società a responsabilità limitata alla quale non è matematicamente associata la VAT (partita iva) come in Italia. Dovete però dichiarare la vostra esistenza in quanto professionista al corrispondente britannico dell’Agenzia delle Entrate, che si chiama HM Revenue & Customs. Attività questa che, sottolineo, si può svolgere tranquillamente da casa tramite computer.

Trovare lavoro

562983 business Freelance allestero: risorse e indicazioni per fuggire dallItaliaIl consiglio che sento dare molto in giro per chi ha già vissuto questa esperienza è quello di recarsi prima in UK e poi cercare lavoro, più raramente il contrario, poiché va da sé che è più facile per un datore di lavoro fidarsi di una persona che dimostra già di vivere in UK. Ma anche questa informazione prendetela con le pinze. A dir la verità ne sto vedendo molti che rispondono ad annunci di lavoro da qui e poi partono, è molto soggettivo.

Una riflessione in merito al nostro tipo di lavoro: il passaggio da “dipendente” a “freelance” è molto sottile, tanto più che è anche molto facile in UK essere licenziati o terminare la collaborazione una volta che il contratto a termine è finito e il progetto portato a termine. Ecco forse anche il perché di una facilitazione in questo senso per chi lavora come professionista. Da noi dovremmo stare continuamente ad aprire e chiudere partita iva, o mantenere posizioni INPS separate. Un bordello.

Non sono ben informata sulla tassazione, sarebbe chiedere troppo, a malapena conosco quella Italiana, ma spero vi possa essere di aiuto per una partenza con le idee più chiare.

Dove abitare

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Questa l'ho scattata io ad Edimburgo, esempio di casette a schiera

Ovviamente cercare casa in affitto o se siete più fortunati, in acquisto, è un passo necessario. Fate attenzione quando guardate gli annunci: spesso i prezzi sono indicati a settimana per gli affitti, e solitamente quando parlano di bedroom intendono proprio il numero di camere da letto, NON come da noi in cui quando si parla di trilocale si intende ad esempio due camere da letto+soggiorno. Cucina e servizi, come in Italia, sono conteggiati a parte nell’elenco delle stanze.

Sicuramente affittare o acquistare poco fuori dal centro, parlando di Londra, può essere meno costoso rispetto agli appartamenti in affitto a Milano centro, considerato che il loro sistema di trasporti è migliore, ma anche per questo molto più costoso del nostro. Fatevi una Oyster card nel caso vi stabiliate in via definitiva o anche temporanea.

Per quanto riguarda Edimburgo invece, come forse altre città del Regno Unito, sembra che il mercato delle vendite sia un po’ in crisi, e con quello che paghereste per un monolocale a Milano potrete acquistare una comodissima villetta 2bedroom+soggiorno+cucina e bagno. Provare per credere.

Detto questo mi sto ancora chiedendo perché non parto domani, e voi? Che fate?

Risorse:

NB Aggiornato al 5/02/2012. Dato che non vivo in UK, se ho scritto qualche cialtronata sono ben accette correzioni da chi ha vissuto l’esperienza in prima persona, l’articolo verrà aggiornato di conseguenza. Grazie!

Update 14/01/2013: un nostro collega professionista del Web ha preparato una guida completa e pratica che spiega come andare a vivere in Inghilterra. Trovate indicazioni aggiornate su come aprire un conto corrente, trovare casa e tante altre informazioni utili, pronte all’uso!

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Avatar of Lauryn Laura Gargiulo, web designer freelance e socia IWA Italy. Autrice di "Come diventare web-coso" e "Consigli di webdesign base", moglie dal dicembre 2010 e madre dal dicembre 2012. Portfolio personale: Lauryn.it Altri blog su cui scrivo: Myplaceintheworld.it, Laurynlabs.it

82 Comments

  • aledesign.it

    17 gennaio 2012, 15:42

    Sarebbe da vivere e lavorare li..ed ogni tanto tornare qui in italia ogni 4/5 mesi per lavorarci..Il sistema inglese per certi aspetti potrebbe essere un pò studiato per la nostra crisi no?
    Certo sapessi bene bene l’inglese ;)

  • Avatar of Lauryn

    Lauryn

    17 gennaio 2012, 16:40

    mi hai fatto venire un mente un punto cardinale: conoscere bene l’inglese! a volte lo do per scontato…

  • Antonio

    17 gennaio 2012, 17:06

    E se invece volessi farlo restando sempre qui in Italia? Esistono escamotages?

  • Avatar of Lauryn

    Lauryn

    17 gennaio 2012, 17:17

    certo, poi finisci come Valentino Rossi a pagare migliaia di euro di multa :D Dovresti vivere lì più di 6 mesi all’anno e dimostrarlo.
    Oppure come sto cercando di fare io, acquisire clienti stranieri con partita iva italiana. Pago meno di tasse, pur rimanendo con tassazione italiana, ahimè.

  • Beatrice

    17 gennaio 2012, 19:35

    Che voglia di partireeeeeee :/

  • Gershom Charig

    17 gennaio 2012, 19:57

    Ottimo articolo. Dopo aver letto il libro di Luca Panzarella (che ti fa certamente sognare), avevo proprio bisogno di un po’ di informazioni “pratiche” su come lavorare all’estero.

  • Avatar of Lauryn

    Lauryn

    17 gennaio 2012, 20:40

    Vero Beatrice? :)
    Gershom Charig, prego! Ne mancano di informazioni, ma perlomeno come base di partenza ci siamo. Sicuramente in UK tutto è molto più caro ma gli stipendi sono commisurati, ma mi sembra che alcune cose funzionino meglio che in Italia.
    A partire dalla mentalità. Dovreste vedere come sono pulite le strade di Edimburgo, eppure qualche giorno fa ho letto di una polemica nei confronti del Council della città perchè le strade sono sporche!!

    Dimenticavo di segnalare, a proposito di Edimburgo, che esistono dei corsi gratuiti per chi arriva ad Edimburgo ed ha bisogno di rinfrescare l’inglese (o lo scozzese, non è semplice da capire l’accento). Si chiama The Welcoming Edinburgh. http://thewelcoming.btck.co.uk/ non mi stupirebbe se ci fosse anche a Londra :)

  • Fabio

    18 gennaio 2012, 00:38

    Ma proprio in questo periodo che sono in mezza crisi perchè non si prospetterebbe in realtà tanto di positivo in termini economici e lavorativi, mi son ritrovato a leggere questo articolo che tratta la mezza idea che avevo! Questa frase “A dir la verità hanno imparato a crederci, ma non tanto da spenderci il giusto, per cui rimaniamo sempre quel tanto sottocosto” è la pura verità, da +100000 like !Purtroppo è così , è anche vero che in alcuni casi chi ci sa fare sa trovarsi i clienti che capiscono e che pagano, in altri anche chi è in gamba però, non gli va benissimo e a conti fatti non è soddisfatto.
    Comunque anche fuori inizialmente non sarebbe facile trovarsi i contatti giusti ma si sa le buone cose richiedono un pò di difficoltà.E poi la barriera linguistica, ok che l’inglese è universale, riesco a leggere e scrivere, ma parlarlo la e capirlo detto dagli altri sembra un impresa! :S
    Buon spunto comunque sicuramente hai dato una mezza spinta iniziale a chi ha l’idea di partire!

  • Avatar of Lauryn

    Lauryn

    18 gennaio 2012, 09:10

    ehehhe mi raccomando non partite tutti però, non lasciatemi sola!! :D
    l’inglese parlato e ascoltato è importantissimo, da non sottovalutare.

  • aledesign.it

    18 gennaio 2012, 09:47

    Grazie Lauryn! Se forse avessi ascoltato bene quella persona che un tempo mi disse: impara bene la lingua straniera!!! Noi invece ItaGliani sempre e solo italiano..manco fossimo nel Sacro Romano Impero… Al giorno d’oggi bisogna saperlo..e bene…visto le facilità con cui lavoriamo in terra nostra… sigh…e comunque poi anche perchè quando t muovi all’estero sei meno intimorito nel chiedere o capire le cose!

  • elisa

    18 gennaio 2012, 09:48

    Grande Laura! L’articolo casca proprio a fagiolo ;) una mezza idea di partire c’è, stiamo valutando la situazione..che dire, questi consigli sono preziosissimi! :) grazie davvero per l’articolo!

  • Avatar of Lauryn

    Lauryn

    18 gennaio 2012, 09:55

    eh già aledesign! hai visto che ho integrato l’articolo con consigli per la lingua?

    elisa: ora però non vale, ora partite tutti ed io come una ciula XD in bocca al lupo elisa se deciderai di farlo! sei in coppia o parti da sola?

  • flavio

    18 gennaio 2012, 11:38

    Bel articolo, non sai quante volte ho avuto l’istinto di mollare tutto e partire. Tutte queste complicazioni che ci sono qui in Italia e questa mentalità che fatica ad evolversi, per non parlare delle tecnologie che sembra siamo sempre gli ultimi a possederle o a scoprirle, la nostra rete internet ne è un banale esempio. Malgrado tutte queste mie critiche rinvio costantemente la mia partenza perchè adoro l’italia anche con io suoi diffetti e tra le mie riflessioni mi trovo davanti ad un bivio: Vado altrove per realizzare i miei sogni oppure rimango e con grande fatica e sacrificio cerco di far parte di quelli che rendono bella l’italia, di quelle poche ma fantastiche realtà tecnologiche, non sarebbe bello un giorno che il termine “made in italy” si affiancasse bene anche nel nostro settore??

  • elisa

    18 gennaio 2012, 11:43

    Laura: crepi! (povero lupo) si parte in coppia, in due ci si fa più coraggio :)

  • Fabio

    18 gennaio 2012, 11:55

    Laura siamo ancora qui non preoccuparti, c’è l’idea ma ancora non è concretizzata ehehe! Ho sempre rimandato in primis solo per la questione di adattamento alla lingua straniera e vita in paese diverso. Ma la verità è anche che mi dispiacerebbe lasciare la mia terra solo perchè qua c’è una mentalità un pò ottusa.Anche quello che è stato scritto sul commento sopra il mio è giusto.Perchè oltre al buon cibo made in italy per esempio e poche altre qualità che abbiamo, non far emergere anche questo settore? Il paese è sicuramente ricco di professionisti in gamba in grado di creare lavori ben fatti e riconoscibili, questi presupposti ci sono, purtroppo mancano però il consenso e la mentalità giusta da parte degli altri.Chissà come andremo a finire.

  • Miki

    18 gennaio 2012, 13:56

    Grazie per questo articolo! L’idea di partire è li da un po’ anche nel nostro caso :) Ci rendiamo conto che è un passo da fare con “cautela”… nel senso che andare allo sbaraglio può essere azzardato e non vogliamo rischiare di tornare indietro nel giro di pochi mesi :)
    Chi lo sa che cosa riserva la vita!

  • lauau

    18 gennaio 2012, 14:12

    Anch’io sono tra le tante che sogna di andarsene: se mai dovessi farcela però penso che non me ne starei in EU, me ne andrei dritta in Asia. Vabbè, si sogna, per l’appunto… =_=

  • Manuel

    18 gennaio 2012, 14:58

    Ciao Lauryn,
    bell’articolo, ma secondo me forse crea un po’ troppe aspettative.
    Ero freelance a Milano e ora sono dipendente a Londra.
    Un Web Designer Senior qui guadagna quasi il triplo di uno in Italia (senza contare il cambio favorevole £/€) ma ci sono dei lati negativi.
    Innanzitutto la crisi si sente anche qui, molto meno che in Italia ma di certo non e’ il paese dei balocchi.
    Un contratto di lavoro permanent non e’ proprio come il nostro indeterminato. Se l’azienda decide che te ne vai, semplicemente ti da il preavviso e te ne vai. Trovare un lavoro e’ facile ma e’ anche facile perderlo.
    La pensione qui non sempre e’ inclusa nello stipendio. Lo stato a 68 anni inizia a darti qualcosa tipo 200£ a settimana, ma generalmente la gente rinuncia a parti di stipendio (4 o 7%) per una pensione integrativa privata. Quindi gli stipendi sono si’ piu’ alti ma anche piu’ lordi.
    Inoltre per noi Italiani il problema della lingua non e’ da sottovalutare (siamo tra i pochissimi in europa ad avere un livello d’Inglese agghiacciante). Quindi affrontare un colloquio, dove bisogna conversare e cercare di vendersi al meglio con persone magari Inglesi di nascita (o peggio Irlandesi) che si mangiano meta’ delle parole che dicono, e’ un problema non di poco conto.
    Gli affitti hanno prezzi molto alti e bisogna essere disposti a fare 1 ora di metro o di treno ogni mattina per poter trovare qualcosa di accettabile (NB ho scritto accettabile, non economico).
    I discorsi cambiano se si e’ disposti a fare qualche mese di lavori un po’ piu’ umili e meno retribuiti (per perfezionare la lingua) o a vivere in una stanza condividendo il resto della casa con altre persone.
    Per dire qualche numero: casa (non appartamento) 2 locali piccola a 1 ora di mezzi dal centro: minimo 900£ (1080€).
    Stanza singola a 15 minuti di mezzi dal centro: minimo 600£.
    Hai parlato di OysterCard e io aggiungo che il costo dei mezzi londinesi e’ ai limiti della follia (probabilmente e’ giusto se si considera la quantita’ di metro e di autobus e l’efficienza del servizio) ma 130£ al mese di abbonamento e’ una cifra che incide considerevolmente nel bilancio di una persona.
    Inoltre bisogna ricordarsi che, a meno che non ci si iscriva all’AIRE e non si possegga nulla (casa, ecc.) in Italia, la dichiarazione dei redditi bisogna comunque continuare a farla anche nel nostro caro paese natale. Insomma sei hai una casa in Italia le tasse le paghi in UK, poi il fisco italiano ti fa una deduzione di quello che hai gia’ pagato all’estero, e poi tu ripaghi nuovamente le tasse secondo i termini italiani. Non so quanto possa incidere… potro’ farti sapere a luglio perche’ ancora devo capitarci. Per ora posso dirti che e’ piuttosto fastidioso.

    Per il resto quello che hai scritto e’ tutto corretto. Vorrei solo precisare che quella poca burocrazia che serve qui per lavorare va fatta tutta insieme. Mi spiego. Nessuno ti assume senza NIN e senza conto corrente, ma il NIN e il conto non te li fanno se non hai un posto di lavoro. E’ un po’ un cane che si morde la coda ma i tempi per tutto cio’ sono molto rapidi e in una settimana si fa tutto insieme senza problemi. Inoltre le aziende ne sono consapevoli quindi capiscono e quando ti assumono se non hai ancora il NIN e il conto in banca ti danno la possibilita’ di farli nei primi giorni e se serve ti danno anche una mano.
    Attenzione quando si cerca lavoro, di solito il salary e’ inteso lordo all’anno (quindi non basta fare diviso 12 ma bisogna toglierci le tasse). Ci sono dei siti che calcolano il netto mensile: Google – salary calculator.

    Per quanto riguarda comprare una casa e’ molto diverso dall’Italia. Da noi quando compri una casa la compri e basta. Qui hanno diversi sistemi di acquisto (freehold e leasehold) in cui non sto ad addentrarmi altrimenti non la finiamo piu’, ma e’ giusto saperlo prima di muoversi verso l’acquisto di una casa.

    Noto che citi spesso Gumtree. Ottimo sito di annunci ma PIENO ZEPPO DI FREGATURE !!! Molte sono palesi ma altre no. In teoria noi Italiani (abituati a vivere nel paese dove freghi o vieni fregato) non dovremmo avere grossi problemi, ma e’ sempre meglio allertare le persone per evitare che si buttino di testa in annunci troppo allettanti. NON PAGATE MAI NEANCHE 1£ PER VEDERE UNA CASA O PRIMA DI AVERE FIRMATO UN CONTRATTO! Se non siete tranquilli e non vi fidate dei privati andate tramite agenzia. Londra ne e’ piena!

    Qualche lato positivo: il Regno Unito e’ un paese molto piu’ sicuro dell’Italia. Puoi girare in metro leggendo un libro sul tuo iPad2 senza paura che qualcuno ti porti via anche il braccio. Se una festivita’ cade di sabato o domenica viene recuperata il primo giorno utile in settimana. E’ un paese molto ben organizzato e ordinato. Non c’e’ il razzismo compulsivo che c’e’ in Italia. Non c’e’ tutta quella inutile burocrazia italiana. La gente e’ generalmente molto piu’ educata e rispettosa che in Italia ma non fateli arrabbiare.

    Ho scritto tantissimo e in maniera un po’ confusionaria. Mi scuso di questo.
    Chiudo dicendo che piu’ sto qui e piu’ sono contento di esserci (lavorativamente parlando). Ovviamente la lontananza di amici e famiglia si fa sentire anche se skype e affini aiutano parecchio.

    Sa avete qualche domanda specifica o volete sapere altro fatemi un urlo.

    Ciao

    Manuel

  • Avatar of Lauryn

    Lauryn

    18 gennaio 2012, 16:05

    Manuel, ti ringrazio per il tuo prezioso apporto, pendevo da ogni parola. Io sono stata ad Edimburgo per una vacanza ma fin dal primo piede fuori dall’aereo ho visto un altro pianeta, e tu mi hai rinfrescato la memoria su quello che ho visto.
    Sono certa che se facessi un altro viaggetto da quelle parti sarei decisa a rimanerci, ed in parte ho paura di questo. Lasciare la famiglia non è facile.

    Tornando al “Made in Italy” se mi posso permettere forse è più apprezzato in UK che qui da noi. Ristoranti e attività commerciali italiane riempiono le strade perlomeno di Edimburgo e gli italiani sono apprezzati e non snobbati. Ho conosciuto un ragazzo di Edimburgo nato da padre italiano e madre scozzese, il primo emigrato lì per problemi di lavoro. Hanno una piccola attività tipo bar – alimentari, niente di che, ma lavorano tanto e bene, e ti assicuro, era il miglior caffè di tutta Edimburgo, altro che starbucks! ecco, forse edimburgo è una realtà più a misura d’uomo rispetto a Londra, ed anche per questo me ne sono innamorata.

    ora smetto di parlarne se no prenoto con easyjet e ci sentiamo poi da lì XD

  • Manuel

    18 gennaio 2012, 16:38

    Concordo in pieno con quello che dici sul “made in italy” anche se il ‘bunga bunga’ ci ha un po’ penalizzato come reputazione all’estero.

    Per quanto riguarda le sensazioni che si provano scendendo dall’aereo ti posso dire che a Natale sono tornato a Milano dalla mia famiglia e dal momento in cui sono atterrato ho avuto una sensazione bruttissima. Tralasciando l’ammasso di bestiame al controllo documenti dove invece dovrebbe esserci una coda ordinata di persone. Tralasciando il poliziotto che era troppo preso a chiacchierare per controllare che il mio documento fosse valido (dopo averglielo “mostrato” per 2 minuti senza che nemmeno si girasse me ne sono andato). Ero circondato da cafoni (negozianti compresi) che non salutano, non chiedono per favore, non ringraziano, non chiedono scusa. Forse qui esagerano in senso opposto ma quando ti ci abitui e poi torni in Italia ti sembra davvero di essere atterrato in un paese del terzo mondo. Per non parlare della assoluta assenza del clima natalizio. Ok che c’e’ la crisi, ma partire da un paese dove il Natale ti circonda letteralmente dal 1 novembre e arrivare a casa e notare che non ci sono neanche le luci natalizie per strada, mi e’ sembrato come se il Natale l’avessi passato sull’aereo: parto in clima natalizio e arrivo che e’ tutto finito.
    Probabilmente sono ipercritico, ma noto cose a cui prima non facevo caso e devo ammettere che l’Italia non mi manca per niente, anzi!

  • Avatar of Lauryn

    Lauryn

    18 gennaio 2012, 16:47

    idem! addirittura noi abbiamo avuto la sfortuna di incrociare una scolaresca italiana in gita ad edimburgo sia all’andata sia al ritorno. eravamo in fila al gate e già mi prudevano le mani per la maleducazione dei suddetti che si sono fatti riconoscere. pensa che gli ho detto in inglese: “hey guy, keep the path” ahahahhahah li ho cazziati in inglese ahahhaha

    malpensa poi non ne parliamo, una tristezza assoluta. l’aeroporto di edimburgo ci ha accolti con suonatori di cornamuse e panini full-breakfast da mille calorie, che gioia. basta domani parto XD
    manuel sei su facebook? ti posso aggiungere come amico? :D

  • Manuel

    18 gennaio 2012, 16:59

  • Fabio

    18 gennaio 2012, 17:20

    Mhh dopo questi ulteriori contributi e chiarimenti di Manuel, penso che cercherò di resistere ancora qua per un pò eheh, senza nessun male verso quanto detto anzi ha aggiunto altre info preziose all’articolo e c’è da ringraziare , ma ribadisco alla fine che, si ripagherà stare in UK con tutti i suoi lati positivi, ma dall’altra parte quanto ci costa inizialmente in difficoltà per adattarsi, cercare casa, lavoro e sbrigare l burocrazie?Da solo così di punto in bianco non penso ci riuscirei.Prima di fare tutto ciò minimo servirebbe trascorrere un bel periodo con un altra famiglia e imparare bene la lingua o con amici, poi dopo essersi stabiliti ed aver acquisito sicurezza cominciare a proporsi per i lavori!

  • andrea re

    18 gennaio 2012, 19:23

    Da italiano in Scozia, leggendo il commento di Manuel, devo sottolineare che lui sta a Londra che non si trova a un’ora di volo dalla Scozia, dove mi trovo, ma ad anni luce di distanza. Londra è TROPPO cara per viverci appena decentemente. Devi guadagnare assolutamente un botto di soldi, e poi li spendi comunque per la casa e la metropolitana.
    Nonostante sia nato e cresciuto a Roma, mi rendo conto che Londra sia al di fuori della mia portata; comunque non ci vorrei neanche vivere e passare la mia vita facendo il pendolare perché devo vivere lontano dal centro per potermi permettere una qualche stamberga dove vivere.
    Sì, a Londra c’è più lavoro, come in tutto il sud est, ma pensare di trasferirmi dall’Italia a Londra… in tutta onestà non so se lo consiglierei, a meno che non sia ha un impiego pubblico, tipo dottore in ospedale.

    Detto ciò, conosco qualche italiano che vive nel Regno Unito e sono tutti concordi che tornare in Italia (almeno per il momento) è impensabile perché il sistema fiscale (supponendo che le tasse le paghi) è troppo punitivo e a breve e medio termine diventerà sempre peggio.

    E poi c’è sempre il bunga bunga alle porte:)

  • Avatar of Lauryn

    Lauryn

    18 gennaio 2012, 19:24

    @manuel: aggiunto, grazie!

    @fabio: non conosco la tua esperienza di vita, ma trasferirsi, sbrigare burocrazie (che ricordo, in UK sono molte meno) e adattarsi, cercare casa, è una cosa che ho già vissuto due volte in italia, sempre su milano, ma zone diverse. sarà che ho più spirito di adattamento, ad Edimburgo dopo due giorni mi sentivo già di casa :D

  • Avatar of Lauryn

    Lauryn

    18 gennaio 2012, 19:25

    @andrea re: dove stai di preciso? da come avrai capito adoro la scozia, e confermi quindi che è più vivibile che londra, vero?

  • Avatar of Lauryn

    Lauryn

    18 gennaio 2012, 19:27

    @andrea ops ho letto ora chi sei ahahahahh già ci conosciamo :D

  • PinkCoffee

    18 gennaio 2012, 21:20

    Interessante argomento! Anch’io sono del club dei webmaster “espatriati”, però sono fuggita un po’ più lontano. Lavoro e mi diverto cavalcando l’onda del boom tecnologico in Africa… a chi vuole, posso raccontare qualcosa :)))

  • Avatar of Lauryn

    Lauryn

    19 gennaio 2012, 08:42

    in Africa?? complimenti!! certo che sì, devi raccontarci tutto!!

  • Alesatoredivirgole

    19 gennaio 2012, 10:30

    Ciao a tutti,
    tutto questo fuggi fuggi e/o voglia di “scappare” dalla nave che affonda (in questo caso l’Italia) riporta alla mente le immagini che la tv ci sbatte in faccia in questi giorni (purtroppo !!!).
    Può sembrare assurdo, ma io trovo analogie sconvolgenti tra la tragedia dei giorni scorsi e il Paese Italia,
    un Paese alla deriva con masse di persone che cercano una via d’uscita …
    Questi scenari rendono difficile ogni scelta, ogni pensiero viene rielaborato, masticato e triturato infinite volte ma difficilmente viene digerito.
    Purtroppo non ho ricette strabilianti o bacchette magiche, leggendo questa discussione sono tornate alla mente le scelte, le rinunce, i sacrifici fatti in questi “primi 26 anni” di lavoro.
    Non ho consigli da dispensare ma punti di vista, sono tanti i giovani che ho incontrato in questi 26 anni di lavoro, tutti con grandi ambizioni e grandi idee … all’inizio …!!!
    Poi il tempo passa, ci si adagia, le idee rimangono e ci si nasconde dietro giustificazioni tipo “vorrei fare, andare, conoscere, non fermarmi MAI, ma … sono ancora giovane, ho tempo per decidere cosa farò”. Ne ho sentiti davvero tanti, però solo pochi ci hanno realmente provato e pochissimi hanno raggiunto l’obiettivo.
    Il tempo passa ed oltre agli amici e alle radici che ci/vi trattengono, crescono le responsabilità, una casa, una famiglia … i figli …!!!
    Non è facile mollare tutto e ripartire (io non l’ho fatto e, a 42 anni non credo lo farò), ma ci sono cose che si possono fare SOLO in certi momenti. L’alternativa è invecchiare frequentando corsi si Inglese intermedio (caso reale per le teste di legno come me :( ).
    Ovviamente ognuno deve scegliere il meglio per se stesso, NON partire non è un crimine (anzi, altrimenti chi mi paga la pensione ??? ;-D ) però, se avete una mezza idea … partite, fate le vostre esperienze all’estero, confrontatevi con i vostri “concorrenti” nel mondo, almeno voi, cercate di non perdere terreno.

    Mi sento di consigliare solamente una cosa: quando pensate ai vostri progetti e alle vostre scelte professionali NON utilizzate la parola MAI (es: non farò/andrò MAI …), significherebbe porre dei limiti alle vostre idee. Se leggete sopra ho scritto che a 42 anni non credo lo farò … ma mai dire MAI …!

    Qualcuno (un mito) ha detto “siate affamati, siate folli”, io mi permetto di aggiungere: “ma siate sempre voi stessi”.

    Un grande in bocca al lupo a TUTTI e complimenti a coloro che hanno scelto di partire o che partiranno.
    Un grazie a coloro che scelgono di rimanere per pagare la mia futura pensione ;-)
    Ciao

  • Avatar of Lauryn

    Lauryn

    19 gennaio 2012, 10:52

    ahhaha grande Alesatoredivirgole :D
    parli come un pensionato però! hai solo 42 anni!!! e chi paga la mia di pensione? ahahhaha qui non è tanto chi paga la pensione a chi, ma SE la vedremo la pensione, visto che 1. dovremo lavorare fino a 70 anni, e 2. i guadagni attuali non mi permetteranno nemmeno la minima.

    proprio poco fa la signora che mi aiuta con le faccende di casa (pagata dai suoceri) dice che la figlia, dalla Sicilia, con la terza media, torna a Milano per cercare lavoro. E noi, magari con alte professionalità da spendere, qui a Milano non riusciamo a guadagnare quanto dovremmo ma soprattutto ad avere soddisfazioni personali, siamo trattati come precari…

    il nuovo Governo riuscirà a dare nuovo alito di vita a questo mondo del lavoro? e in quanto tempo? intanto il tempo passa e noi appunto vogliamo metter su famiglia e migliorare la nostra situazione. possiamo aspettare che ciò avvenga fra 10 anni? pongo solo questi dubbi…

  • Alesatoredivirgole

    19 gennaio 2012, 13:15

    … 10 anni? Mmmmmmm … Basteranno???
    Io lo spero per i miei figli !!!
    Pensione? Ci spero ma non ci conto !!! Il mio vuole essere solo un modo per sdrammatizzare il dramma…
    Ogni giorno impiego tempo e risorse personali per tenere il passo, sicuramente se avessi alle spalle un’esperienza “estera” avrei molte più porte aperte e meno problemi (lingua inglese)… Anche per questo non dovete esitare troppo, prima o poi l’investimento porta i suoi frutti in qualche modo. Non e’ necessario partire per non tornare, anzi, ma e’ sicuramente obbligatorio apprendere il più possibile.
    Basta, Sembro proprio un pensionato !!! Forza ragazzi, avete il mondo fra le mani, non sprecate l’occasione !!!

  • Avatar of Lauryn

    Lauryn

    20 gennaio 2012, 09:07

    ho aggiunto un paio di siti per cercare lavoro, dimenticavo che sono iscritta a diverse notifiche automatiche via email :)

  • Giancarlo D'Urso

    20 gennaio 2012, 16:24

    Gente…qui non si può resistere più! Oggi ho visto una piccolissima bottega ..che fa vendita, assistenza e assemblaggio pc, volantini, depliant…insomma diversi servizi anche di grafica. Sulla strada c’era un cartello affissato con scritto “SITI WEB A PARTIRE DA 50 EURO”.

    Ecco…questa è la metafora della situazione. L’Italia è a pezzi…e oggi la Sicilia e il sud sono già in default !!! Chi decide di lavorare in proprio non può più competere perchè sono saltate le regole (per alcune categorie) o non ci sono mai state (per altre). Non c’è uniformità di trattamento…le tasse sono insostenibili…la produzione industriale in sicilia incide per il 2% del PIL regionale…pertanto è tutto fermo, perchè l’agricoltura (unica forma di ricchezza è ferma!).

    Per diversi anni, c’hanno fatto credere che si poteva vivere di finanza, di liberismo, di terziario, ma non è così. Le responsabilità sono solo e soltanto politiche…e noi oggi assistiamo a categorie che o cercano di difendere il loro corporativismo (che io in realtà chiamerei socialismo..penso ai taxisti) o il liberismo più sfrenato (gli agricoltori che riescono a piazzare i loro pomodori allo stesso livello di chi espone un cartello con su scritto “sito web a partire da 50 euro).

    Qui è un problema di tutti…compreso i grafici e gli informatici. Mi sa che l’unica soluzione è emigrare…ma dobbiamo stare attenti…perchè questo modo di gestire l’economia…prima arriverà al nord…ma non lascerà immune neanche l’europa !

  • Antonio2

    20 gennaio 2012, 17:00

    Ma come?! Adesso partite tutti….!! e i vostri poveri clienti che vogliono aggiornare i loro siti me li devo cuccare io che rimango quì?!?! ;-)
    Per i pochi come me che rimarranno (anche a causa dell’età ormai non più verde per me): Forza ragazzi, teniamo duro (mi sento molto patriottico oggi), l’Italia è ancora un paese dalle mille risorse ed opportunità.

  • Avatar of Lauryn

    Lauryn

    20 gennaio 2012, 17:05

    ci sono giorni in cui partirei su due piedi, altri in cui mi dico: ma che cavoli, possibile che non si possa fare di meglio qui in Italia?
    Anzitutto vorrei conoscere chi fattura più di 45.000 euro l’anno come webdesigner e capire se è una strada che è ancora percorribile o no. in 8 anni non ho mai superato i 28.000 (l’anno più fortunato), ma di media sto sui 20.000, come si fa a dire che è un lavoro?

  • Alesatoredivirgole

    22 gennaio 2012, 23:04

    Dai, non sei messa poi tanto male … ci sono persone che con quelle cifre pare si possano permettere: Supercar, Superbarche e Residenze da sogno …!!!
    A parte le battute, e’ dura ma se non ci sono alternative …
    Magari provando a differenziare le proprie competenze, anche in settori paralleli e/o provando ad allargare la rete professionale (qui l’esperienza all’estero sarebbe senz’altro fondamentale) si avrebbero maggiori opportunità. L’alternativa potrebbe essere anche quella di trovare nicchie di mercato, ad es: realizzare il sito di due novelli sposi, creare un contenitore dove raccontare la loro storia, il matrimonio ed il viaggio di nozze; ovviamente parenti ed amici avranno spazio per raccontare aneddoti o fare donazioni o magari scegliere i regali dalla lista nozze presente.
    Probabilmente qualcuno già lo fa, non so … questo vuole essere un banale esempio.
    Altro? Superare l’esame e diventare specialista certificato in Google Analytics. Se ne avete voglia, date uno sguardo alla SQuola di Blog di LEN http://sqcuoladiblog.it/ … Io purtroppo non riuscirò a partecipare, magari voi …

  • Avatar of Lauryn

    Lauryn

    23 gennaio 2012, 08:45

    ah sì infatti ahha non parliamo degli evasori che dichiarano di prendere le mie stesse cifre e poi hanno lo yacth…va beh…
    hai ragione sul differenziarsi ma…è sufficiente qui in italia? ognuno di noi ha tanti di quei progetti, ma pochi si realizzano e fruttano poco…

  • Alesatoredivirgole

    23 gennaio 2012, 12:49

    Mah … In Italia, da quanto capisco anche dalle vostre (parlo di Voi che siete professionisti in qs settore) parole, e’ sicuramente più difficile che in altri posti.
    Se non sbaglio il commento che ricorre per la maggiore e’ questo: “ahhhh, tu sei uno di quelli che fanno siti … ” anche se hai professionalità ed esperienza da vendere…
    Io parlo per quelle che sono le mie esperienze, ho sempre cercato di capire da che parte girasse il mondo del lavoro, compatibilmente con quello che avrei voluto fare, ed ho sempre cercato di guardare avanti: corsi di CAD quando pochissime aziende lo avevano, corsi sulle direttive prodotto quando il mercato le ha rese obbligatorie, iscrizione all’ordine dei Periti Industriali per avere contatti e possibilita di aggiornarmi, per arrivare al corso di Grafica del 2010… E sto già organizzando il 2012. Questo per dire che DOVETE avere obiettivi e programmarli. avete idee? BENISSIMO!!! Sviluppatele, proponetele, bussate ogni porta ed illustrate i vostri piani. Non abbiate timore di bussare alla porta dei GRANDI nomi.
    Questo non significa andare allo sbaraglio, mostratevi convincenti e convinti delle vostre idee.
    Ripeto: non e’ facile in Italia, ma prima di mollare si deve tentare. Io sono MOLTO fortunato ad avere un posto fisso, ma mi sono sempre chiesto: fino a quando? E dopo? Al momento il rammarico più grande e’ quello di non aver avuto l’occasione, la possibilita’ e forse anche la volonta’ di fare un’esperienza all’estero, devo quindi “combattere” qui, in Italia, la mia battaglia per sopravvivere (lavorativamente parlando) … Se pero’ le alternative non ci fossero, oggi come oggi, un’esperienza all’estero anche breve non la escluderei.

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    Lauryn

    23 gennaio 2012, 13:37

    ti capisco! io per aspirazioni professionali ho mollato il lavoro di ragioniera nel 2002 per fare il corso da webdesigner e buttarmi in questa fantastica professione. ma non ti nego che penso che nella mia vita lavorativa potrei cambiare lavoro altre 3 e 4 volte, figli permettendo.
    ieri proprio pensavo che potendo andare all’università proverei a fare lingue, mi sono sempre piaciute, l’inglese soprattutto, e le possibilità di lavoro forse raddoppierebbero, come traduttrice, guida turistica, chissà…

  • Giancarlo D'Urso

    23 gennaio 2012, 15:10

    Scusa Alesatoredivirgole, cominciamo col dire che per mettere in atto progetti ci vogliono investimenti. Spesso chi ha il capitale è privo di idee, chi ha idee è privo di capitale. Da qui nasce il problema…. Se io busso alla porta di qualcuno per chiedere se ha voglia di mettere il suo capitale a mia disposizione, cioè investire su di me, è chiaro che devo illustrare i miei progetti o le mie idee. A me chi mi garantisce che il suo rifiuto è l’anticamera del furto dell’idea ? Perchè in quel caso io continuerei a non avere il capitale…ma la persona a cui ho spifferato l’idea ha il capitale e pure il progetto

  • Avatar of Lauryn

    Lauryn

    23 gennaio 2012, 15:21

    giancarlo, credo alesatoredivirgole non intendesse questo, anche se è un discorso a parte quello della startup. ma semplicemente un’idea come italianwebdesign, a investimento zero, che ti porti contatti, e perchè no, qualche soldino. in fondo siamo uno dei pochi settori avvantaggiati in cui non abbiamo bisogno di altri per investire, perchè investiamo su noi stessi.
    quanti hanno progetti web ma non hanno soldi per pagare noi programmatori e webdeveloper per portarli a termine. noi invece abbiamo la manodopera gratis, non abbiamo i capitali, ma spesso mancano le idee…

  • Alesatoredivirgole

    23 gennaio 2012, 17:09

    Ciao Giancarlo,
    Non hai del tutto torto, pero’ in qs modo si fischia di non buttarsi mai… Un esempio? Da tempo cullavo un’idea, una delle tante, ne ho parlato con alcuni amici, ne ho accennato ad alcuni conoscenti e viste le reazioni ho cercato sul web e… nessuno ci aveva pensato. Bene, la prima idea e’ stata la brevetto… Ho contattato un amico del settore e mi ha detto che l’idea c’è, il business potrebbe esserci ma il rischio e’ quello di spendere soldi per tutelare qualcosa che potrebbero comunque copiare… Quindi? Beh, ho messo nero su bianco in modo molto banale, l’ho spedita a tre colossi del settore dicendo: “qui c’e’ un’idea, ve la regalo”!!! Forse non faro’ soldi, anzi, sicuramente, ma nel bene o nel ho inviato un “biglietto da visita” che magari un giorno …
    Ma ATTENZIONE, questa e’ un’idea da sacrificare per ottenere mercato, spazio e magari considerazione per le IDEE vere. Ho fatto marketing. Non interessa nessuno? Pazienza.
    In un mondo in cui si viaggia 3.0 (in Italia non tutte le aziende lo fanno) io non ho Facebook e non cinguetto su Twitter, non portano valore aggiunto in qs momento e non avrei il tempo di gestirli a dovere. Quando dico di fare scelte intendo proprio questo, sceglie quello che mi serve e che mi potrebbe portare benefici, essere ovunque perk tutti lo fanno non sempre e’ la strategia migliore.
    Ora pero’ credo di aver deviato troppo la discussione dal suo punto di partenza, quindi chiedo scusa e lascio spazio a commenti più attinenti.
    Ah, l’idea si chiama Sbryna.

  • Alesatoredivirgole

    23 gennaio 2012, 21:19

    … Scusa Giancarlo, nel prec post: non e’ fischia ma rischia … Magari Lauryn riesce a correggere.
    Maledetto dizionario automatico … :)

  • Alesatoredivirgole

    25 gennaio 2012, 17:21

    Scusatemi ma l’ho ritrovato solo ora: http://www.draft.it/cms/Contenuti/ministero-istruzione-cerca-6-collaboratori-nei-nuovi-media … ma a quanto pare è scaduto …
    Questo per dimostrare che qualche piccola possibilità in Italia ci può essere, ma si devono tenere gli occhi aperti … e non arrivare in ritardo come ho fatto io … sorry

  • Caterina

    30 gennaio 2012, 12:31

    come Andrea anche io vivo ad Edimburgo e sebbene Manuel abbia scritto cose molto giuste (e soprattutto, l’articolo crea effettivamente troppe aspettative) vive in un luogo che è l’antitesi della scozia.
    Passo per Londra spesso ed ogni volta in pochi giorni mi trovo ad aver speso quello che in Scozia mi serve per vivere una settimana. Non scherzo.
    Premesso che amo questo posto (Edimbugo) e non mi dispiacerebbe viverci in pianta stabile, pensare che sia il paese dei balocchi è sbagliato. Io sto frequentando un master all’università al momento per cui vivo protetta da una vera e propria “associazione di categoria” per quanto riguarda assicurazioni diritti alla salute, sgravi fiscali ecc ecc, ma vi assicuro che trovare lavoro (quello che piace e per cui presumo si vorrebbe fuggire dall’Italia coi tanti bei sogni in testa) è davvero difficile, a meno che uno non voglia fare lavoretti saltuari.
    Per chi se lo può permettere invece consiglierei di entrare in paese attraverso borse di studio e PhD perchè prestigiosi e ben pagati nonostante tutto e ancora una volta perchè non si sarebbe soli e allo sbaraglio ma sotto l’ala protettrice di un istituzione prestigiosa.
    Mi rendo conto che non tutti hanno la voglia/l’età/le possibilità di ricominciare a studiare!

    Rimango a disposizione
    Live long and prosper

  • Avatar of Lauryn

    Lauryn

    30 gennaio 2012, 12:47

    grande caterina, grazie per aver condiviso la tua esperienza edimburghese :)

  • web designer freelance

    2 febbraio 2012, 13:27

    Grazie per le info che ci regalate! :D
    Giuseppe Stancarone

  • Avatar of Lauryn

    Lauryn

    2 febbraio 2012, 17:36

    ad integrazione di quanto detto finora, ecco un articolo della nostra amica Federica da Edimburgo che ha una scuola di inglese :)
    http://language360.co.uk/blog/?p=321

  • Magoo

    5 febbraio 2012, 11:01

    Complimenti per l’articolo e tanto di cappello ai commentatori!!! Io ho lavorato all’estero, ma alla fine sono tornato in Italia, perche’ sono fermamente convinto, che l’esperienza all’estero sia gratificante e ti apra la mente e una volta fatta ci si possa rivendere meglio in Italia. Io non sarei mai tornato, ma per problemi vari e per un lavoro di qualche anno ho deciso di ri-italianizzarmi.Ma prima o poi riparto, statene certi…Ho fatto varie esperienze, ma la mia ultima avventura lavorativa nel campo della grafica 3D l’ho avuta in Cina a Ningbo, citta’ di 1.200.000 abitanti.. Un cinema esagerato e a cielo aperto, un modo di vita completamente all’opposto del made in Italy, avanti 10 anni tecnologicamente parlando, graficamente indietro di 50, e’ per questo che ci sono andato.Consiglio: In Italia il motto e’ tenere duro e resistere;le start-up non riescono a decollare se non hanno dei loro capitali alle spalle e i freelance, fanno la fame se non sono famosi o non abbassano i prezzi, il tempo medio dei pagamenti si e’ allungato sensibilmente, quindi sopravvivere se non si ha un portfolio consistente e considerevole e’ veramente duro. Di contro all’estero la societa’ e’ piu’ meritocratica e quindi ci sono prospettive migliori, e il talento creativo italiano e’ molto apprezzato! Se sentite il desiderio di andare via, fatelo perche’ sicuramente non ve ne pentirete! Se sei incerto, fallo lo stesso! La possibilita’ di tornare indietro c’e’ sempre; ma se fate questo passo lo dovete fare con passione, per la ricerca di una crescita personale e professionale, non per scappare da un sistema sbagliato o per sfuggire a delle responsabilita’ Chi fallisce in Italia, fallisce anche all’estero, ricordiamocelo! Le aspettative, descritte magistralmente in questo articolo, non sono esagerate, ma ogni freelance se le deve costruire nel paese dove decide di andare! Le occasioni all’estero ci sono, le fregature anche, ma siamo bravi noi a coglierle o a riconoscerle? Scusate se sono stato prolisso e alla prossima!

  • Avatar of Lauryn

    Lauryn

    5 febbraio 2012, 15:39

    ciao magoo! grazie della tua esperienza, la cina ancora non l’avevo sentita! da quello che ne dici ne è valsa la pena, torneresti sempre in Cina? concordo anche su quanto dici sul fallimento etc…

    un unico appunto: la popolazione di quella città non è superiore a quella di milano (1.700.000, pendolari esclusi) ma immagino tu venga da un paese piccolo e il numero ti fa pensare a nuove opportunità. milano ad esempio nonostante i numeri non dà poi queste grandi opportunità, la crisi è uguale dappertutto. perlomeno per le professioni di una certa qualità come le nostre, o sei già introdotto in una grande azienda, webagency, etc oppure sono cavoli amari…

  • Caterina

    5 febbraio 2012, 15:55

    …lauryn…forse non hai capito…per i canoni cinesi una città con la popolazione di milano E’ un paesotto di provincia. In media le loro “città” sono agglomerati territoriali grandi come le nostre regioni con 20-30 mln di abitanti.

  • Avatar of Lauryn

    Lauryn

    5 febbraio 2012, 16:11

    ciao caterina, ma infatti anche io so questo, quindi il fatto che la cittadina fosse di 1.200.000 abitanti era per dire che era una città molto piccola? ora ho capito :D

  • Manuela

    8 febbraio 2012, 12:48

    Ragazzi, che tema scottante…io vi posso dire una cosa. Sono laureata in lingue e parlo correntemente il tedesco, oltre all’inglese…il mio sogno infatti sarebbe trasferirmi in Germania, terra che adoro. Ci sono stata per un po’ di tempo durante l’università, e non vi sto ad elencare tutti i servizi messi a disposizione del cittadino, le agevolazioni…mi trasferirei domani, giuro. Ma non credo che mio marito sarebbe molto propenso :)

  • Avatar of Lauryn

    Lauryn

    8 febbraio 2012, 14:28

    eh, altro scoglio su cui infrangersi, vero.
    che poi mio marito scapperebbe domani in scozia, ma lo frenano gli affetti…

  • Fabio

    12 febbraio 2012, 22:21

    Interessante post. Letto con attenzione e ho letto anche (quasi) tutti i commenti.

    Vedo che il fermento non manca. Bene, è già una buona base di partenza.

    Sono alla ricerca di risposte, perchè vorrei aprire una SRL per affidarle la responsabilità di un’applicazione web che ho sviluppato e che vorrei mettere sul mercato, ma appena mi sono avvicinato ai costi di una SRL, ho provato molto dolore fisico :-) …prezzi troppo alti e burocrazia da far venire il mal di stomaco… quindi sto valutando trasferimento e apertura di una società a responsabilità limitata all’estero.

    Ho visto per la danimarca, la germania e i paesi bassi, ma sembra che la migliore sia l’inghilterra… o meglio la Scozia, per via dei prezzi più accessibili.

    Quando avrò capito qualcosa di più, magari passo qua a riportare un pò di info… mi piace quello che si sta creando su questa pagina: così tanti commenti ed esperienze che bisognerebbe scrivere un post per raccontare ogni singola storia di chi commenta… io sto ancora aspettando il report dall’africa di PinkCoffee :-)

  • Avatar of Lauryn

    Lauryn

    13 febbraio 2012, 08:39

    vero Fabio? fra un po’ mi tocca aprire una succursale di Italiansinfuga ahhahah

    al di là della decisione che prenderai ricordati che se vivi e lavori in italia devi pagare comunque le tasse in italia, e aprire una ltd all’estero non ti salverà. se aspetti qualche settimana stanno per varare la possibilità di aprire una srl con solo 1 euro di capitale sociale e niente notaio.

  • Avatar of Lauryn

    Lauryn

    13 febbraio 2012, 08:39

  • Fabio

    13 febbraio 2012, 09:02

    Grazie per la nota sulla SSRL, in effetti quella è una delle allettanti alternative che potrebbero aprirsi intorno ad Aprile/Maggio (purtroppo non prima perchè per ora è solo un DL). L’unico problema è che sei sempre in Italia, quindi bolli, bilanci, commercialista e tutto il resto. Spese fisse annuali: un bel pò :-D

    Poi c’è il fatto che il DL lo stanno modificando… già la commissione di non-so-cosa ha proposto di far pagare qualcosa ma non estromettere totalmente in notai, e di far pagare un bollo, magari poco, ma farlo pagare. E magari anche qualche altra tassa.

    Insomma da ora a quando diventerà legge, alla fine si tratterà di un abbassamento delle tasse, non di una equiparazione con l’estero, ne in termini di tempi ne in termine di spese.

    Per il fatto che l’Italia ti tassa anche se hai una LTD, accade se tu commerci con l’Italia, ma se io scegliessi una LTD, mi trasferirei là e lascerei l’Italia agli italiani :-)

    Per la succursare di italiansinfuga… io fossi in te un pensierino ce lo farei :-) …c’è da dare un “microfono” ad ognuno di quelli che hanno commentato; è interessante ogni punto di vista, anche quello di chi sta pensando di non muoversi dall’Italia.

    Comunque si, apparte tutto, se fanno la SSRL, non sarà la LTD, ma è comunque un buon passo avanti…

  • Fabio

    13 febbraio 2012, 09:43

    Un altro aspetto secondo me interessante da analizzare, è che in Italia gli annunci di lavoro vertono sempre sul “full-time”; il part-time praticamente NON ESISTE. Per non parlare del tele-lavoro, che è considerato una specie di ruba-stipendio… da noi c’è la pretesa della presenza fisica in ufficio per tutto il giorno.

    Quando ero a scuola, “da giovine” :-) …avevo l’impressione di perdermi metà giornata; le mattine che non andavo a scuola guardavo dalla finestra le persone che camminavano in quelle assolate mattinate romane, e li invidiavo. Pensavo che indubbiamente quelli potevano vivere “il doppio”, cioè sia mattina che pomeriggio. Noi studenti invece vivevamo solo il pomeriggio.

    Ero un ingenuo, un poveraccio, un ragazzino… non avevo fatto i conti con le “8 ore”, che poi 8 non sono mai, perchè sono almeno 9 o 10, più un’ora di pranzo che è sempre di meno, un’ora totalmente buttata, impiegata nel vano tentativo di “respirare” e di controbilanciare lo stress del resto della giornata.

    Da quando ho lasciato il mio contratto a tempo indeterminato che mi assicurava “una minestra al giorno” ma che mi ha tolto la voglia di mangiarla… non ho più accettato lavori full-time, ed è difficile campare, perchè TUTTI vogliono che vai nei loro fantastici uffici… che per quanto belli, casa mia è il più bell’ufficio che possano mai progettare.

    Certo, mica voglio stare a casa tutti i giorni, in questo periodo vado un paio di volte a settimana in ufficio, per prendere direttive su cosa fare e per regalare perle di saggezza :-) …il contatto con i colleghi va bene, ma solo QUANDO SERVE, non in modo indiscriminato tutti i giorni per 10 ore al giorno.

    Stare in ufficio solo per confrontarci con i colleghi quando serve, è come passare le giornate seduti sulla tazza del cesso… non sia mai che ne avessimo bisogno :-D

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    Lauryn

    13 febbraio 2012, 09:57

    ah beh se ti trasferisci allora sì!! vuoi andare anche tu in scozia? :D

    uè non mi allettate, che poi parte l’intervista multipla. mi hai dato un’idea da non poco, ora contatto tutti!!! :D

  • Avatar of Lauryn

    Lauryn

    13 febbraio 2012, 09:59

    hahahhah ho letto ora il secondo commento.
    concordo in pieno. e per noi donne un part time sarebbe la manna, con i figli etc, ma niente…

  • Fabio

    13 febbraio 2012, 10:08

    Ho visto diversi posti in Europa e il top sono Londra e Copenhagen; Londra è più per giovini giovini però… spese alte e qualità della vita di un giovine, veramente superlativa.

    Io andrei più verso la Scozia per una questione di prezzi, nel caso… e perchè la Scozia è più per antichi che per giovini :-) …unico neo della Scozia: quel terribile accento! Non si capisce un cacchio… ma Glasgow è peggio di Edimburgo.

    Si si ma vai con l’intervista multipla… se vuoi ti scrivo un pò di domande :-) se vedi nel mio blog, sono avvezzo a questo genere di cose!

    Per il discorso part-time e donne, cerca su italiansinfuga i discorsi relativi alla Svezia e alle donne svedesi… veramente illuminanti in certe questioni.

  • Avatar of Lauryn

    Lauryn

    13 febbraio 2012, 10:22

    solo apparentemente edimburgo sembra più da “vecchi”, forse perchè ha più storia? in realtà ha tante università ed è altrettanto giovane.
    cmnq ora meglio che mi rimetto al lavoro, stasera faccio un bel giro sul tuo blog e comincio l’opera di intervista in giro :D

  • Avatar of Lauryn

    Lauryn

    14 febbraio 2012, 12:35

    e voilà, per chi la chiedeva, l’intervista a Gisella che è in Africa!
    http://www.italianwebdesign.it/gisella-gallenca-una-digital-media-manager-italiana-in-africa/

  • Alesatoredivirgole

    14 febbraio 2012, 13:24

    … dalla bella intervista …
    Credo ci siano 2 grandi spunti da cui partire:
    1) seconda parte Risp.5: … dove veramente fa la differenza …
    2) Seconda parte Risp.6: … Il momento giusto …
    Io partirei da li … Se avessi 20 anni di meno :(

  • Roberto

    29 febbraio 2012, 01:07

    Ciao Lauryn, io mi sono trasferito in inghilterra da pochi mesi, per cui il tuo discorso fiscale mi interessa parecchio. Potresti approfondirlo o sapresti indicarmi qualcuno a cui chiedere piu’ dettagliatamente ?
    Grazie

  • Avatar of Lauryn

    Lauryn

    29 febbraio 2012, 08:02

    ciao roberto, ho visto che hai già trovato a chi chiedere nel posto giusto ;) cmnq un commercialista delle tue parti potrebbe aiutarti.
    in bocca al lupo! dove sei di bello?

  • Roberto

    29 febbraio 2012, 13:29

    Ciao Lauryn, leggendo i vari post del tuo blog ho trovato l’intervista di Andrea che forse potra’ chiarirmi alcuni dubbi. Attualmente sono a Swindon perche’ ho l’appoggio di un amico che inizialmente mi ha aiutato a trovare casa e scuola. Frequento tutti i giorni un college per migliorare l’inglese e a breve comincero’ le prime interviews. La prima impressione e’ positiva sotto l’aspetto di prospettive lavorative. Solo iscrivendomi in 2 portali di recruitment ricevo una media di 3 richieste di colloqui. Per cui almeno c’e offerta, bisogna ovviamente vedere in che modo e come si concretizzano.Vedremo !!!
    Crepi

  • Riccardo

    21 febbraio 2013, 12:09

    Ciao Lauryn, ho letto con interesse il tuo articolo ma non ho capito bene alcune cose. Sono un graphic designer, vivo a Londra da più di un anno ed ho concluso un corso di Master all’LCC a Dicembre. Mi è capitato un lavoro da freelance tramite un amico ed a lavoro compiuto mi è stato chiesto di inviare una fattura a questa società inglese. Ovviamente per fatturare devo essere registrato in qualche modo come lavoratore in Inghilterra. Il sito HM & Revenues è la cosa più confusionaria del mondo e non riesco a capire come si fa ad essere riconosciuti come lavoratori freelance qui in Inghilterra, tanto da poter emettere fattura.

    – devo essere RESIDENTE in Inghilterra? … pur vivendo qui da un anno sono sempre residente a Roma…
    – quali sono esattamente i passi da fare? ieri ho avuto l’interview per il NIN e mi dovrebbe arrivare entro 4 settimane.
    – qual’è il tetto di guadagno annuale sotto il quale non si pagano tasse? esiste? questo è un lavoro occasionale da 450£, non vorrei pagare una cifra spropositata di tasse, anzi non vorrei proprio pagarle
    – tu scrivi nell’articolo che non devo necessariamente avere un VAT, perchè non esiste la partita IVA per i freelance. Come fa allora lo stato inglese a farmi pagare le tasse alla fine dell’anno? tramite il NIN?

    ti ringrazio in anticipo

  • Lauryn

    2 maggio 2013, 12:40

    leggo solo ora riccardo, scusa… ecco un’amica che risponde: http://www.myplaceintheworld.it/avviare-unattivita-in-scozia-si-puo-federica-ci-racconta-la-sua-esperienza/ (le tasse le paghi caro mio ;) )

  • Osvaldo

    31 agosto 2013, 01:28

    Ottimo articolo.
    Il link di aggiornamento del 14.01.2013 non si può leggere: Limite banda raggiunto :(

  • Avatar of Lauryn

    Lauryn

    4 settembre 2013, 11:14

    ciao osvaldo, controlla ora, il proprietario di quel sito deve aver risolto :)

  • gianluca

    30 gennaio 2014, 00:43

    salve a tutti ragazzi…e complimenti a tutti per i fantastici commenti…e consigli..vi volevo dire, io presto vorrò partire e fare un bel giro a londra per vedere che ria tira..un lavoro e magari anche il web designer…solo che ho poca voglia di partire da solo, per cui invito qualcuno se vuole a partire con me, andiamo insieme, e visto che è la prima volta per me a londra nn so bene come muovermi..per questo…io ho 25 anni…spero presto di trovare qualcuno e andarci a fare questa bell’esperienza..vi lascio un mio numero: 3201860430

    • Avatar of Lauryn

      Lauryn

      30 gennaio 2014, 07:20

      ciao gianluca, posso pubblicare il tuo annuncio sul gruppo facebook? magari qualcuno ti segue.

  • federico

    2 maggio 2014, 15:03

    Salve a tutti,
    ottimo post e ottime risorse,
    una domanda per la quale mi sto sbattendo in rete senza realmente venire a capo di niente…
    So che in Inghilterra esistono un sacco di agenzie di recruitment che “smistano” lavori sui freelance, ma è possibile lavorare a distanza dall’Italia per queste agenzie? è fiscalmente possibile fatturare dall’italia?
    Sono impossibilitato a stabilirmi su, ma non avrei problemi a viaggiare periodicamente (magari mensilmente) per stabilire contatti e incontrare persone..
    chie dite, è fattibile?
    Grazie mille a chiunque vorrà o potrà darmi qualche dritta!
    Ciao, Federico

    • Avatar of Lauryn

      Lauryn

      2 maggio 2014, 16:55

      ciao federico! magari fosse così facile! oltretutto il fisco italiano non conviene a nessuno, stanno chiudendo filiali italiane di grandi aziende multinazionali proprio per questo motivo. ciò però non preclude la possibilità di trovare piccoli clienti stranieri, con un proprio portfolio in inglese che abbia buona visibilità sui portali giusti, magari mettendo qualche annuncio. dubito fortemente che qualche agenzia abbia interesse a posizionare freelance all’estero :(

  • federico

    2 maggio 2014, 17:11

    Ciao,
    grazie mille della risposta…
    effettivamente è un po’ come mi aspettavo purtroppo…
    Purtroppo non ho una gran fiducia nei semplici portali, solitamente la clientela non è delle migliori con un continuo rilancio al ribasso… sembra quasi di stare in Italia!

    • Avatar of Lauryn

      Lauryn

      2 maggio 2014, 18:33

      potresti fare come ho fatto io, proporti a qualche webagency all’estero che ti piace e vedere se ti prendono come freelance per qualche lavoro. io non ho avuto fortuna ma magari tu sì. :)

  • Terrier

    3 dicembre 2014, 13:04

    Salve,
    Cercando in rete, sono arrivato a scoprire il tuo blog, dove mi sono fatto una scorpacciata di letture interessanti per quando riguarda l’apertura di una nuova attività commerciale a Londra.

    Sono un Graphic Designer freelance ( non ho p.iva etc, per il momento.. )con l’idea di creare un business online, dove vendo prodotti personalizzati
    Non richiedo una sede fisica per svolgere il mio lavoro, le collaborazioni sono tutte online, Italia, Usa, Indonesia, quindi posso lavorare da casa senza avere la necessità di avere dei dipendenti, il lavoro si svolge in gran parte da internet, fornitori e clienti sono sparsi per il mondo.

    In Italia si sà a cosa si va incontro quando si parte da 0. Questo uccide l’ambizione poco dopo aver fatto i conti sulla tassazione che sottopone lo stato.

    Ciò che mi domando è:

    Posso registrare e gestire facilmente un attività di questo genere a Londra, anche se fisicamente sono in italia o altrove ? Essendo parte dell’Unione Europea ci sono agevolazioni da conoscere ?

    La mi conoscenza dell’inglese è molto Basic, ho in programma di studiarci su e frequentare qualche corso, nell’ambiente lavorativo che sto creando non ho bisogno immediatamente la conoscenza della lingua, ho tutti i contatti per lavorare lo stesso, mi domando se posso trovare società intermediarie con qualcuno che parli italiano per potermi seguire in questa operazione

    Accetto qualsiasi consiglio
    Grazie per l’attenzione!

  • Avatar of Lauryn

    Lauryn

    6 dicembre 2014, 08:58

    ciao e grazie!!
    che io sappia, la regola è che devi risiedere almeno 6 mesi all’estero per evitare la tassazione italiana. e pure con questo principio devi dimostrare di abitarci all’estero (contratti di affitto, scontrini etc), altrimenti la finanza è dietro l’angolo.
    se fosse così semplice saremmo tutti con sede all’estero no? :)

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