Di nuovo sulle WCAG 2.0: non ne abbiate timore
Ispirata dal post di Marco Bertoni vorrei suggerire e chiarire anche io che conoscere l’accessibilità in quanto disciplina del webdesign non è una cosa da adepti nè un segreto di Stato. Forse potevano sembrare poco chiare le WCAG 1.0, acronimo che per la cronaca sta per Web Content Accessibility Guidelines, ma con la versione 2.0 molte cose saranno forse più chiare nonchè più attuali e rivolte al futuro (sebbene nessuno abbia la sfera di cristallo).
Le disabilità non devono essere un modo per discriminare o per far soldi sul web, eppure molti credono ancora che fare siti accessibili significhi pagare migliaia di euro. Certo è che bisogna avere una certa professionalità ma soprattutto sensibilità per includere anche questa disciplina fra le nostre competenze, ma di certo non ci si può aspettare neanche di avere un intero sito html a meno di 100 euro che sia anche crossbrowser e permettetemi il termine “crossabilities”…
Quindi, diamoci da fare, applichiamo le poche regole da seguire sperando in una versione italiana quanto prima e applichiamo questa benedetta Legge Stanca che non è stata fatta tanto per stare lì a guardarci


















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7 Commenti
Eppure vedo, avendo lavorato come consulente per l’accessibilità per una grossa asl di Roma, che è ancora un grosso business, quello dell’accessibilità.
Ho visto e messo mano a preventivi superiori a 100.000€ che venivano tranquillamente raddoppiati in nome dell’accessibilità con voci tipo “adeguamento legge stanca: 50.000€” oppure “joomla cms accessibile: 30.000€ e così via.
Andando poi, quasi ovviamente, a fare siti totalmente inaccessibili e con delle soluzioni tecniche fuori dal mondo.
È un business, eccome.
in termini pratici lo è diventato, ma non è detto che sia giusto, anche perchè chi fa accessibilità sul serio non si fa pagare tutti quei soldi. chiedi a Scano il suo onorario per fare una revisione di accessibilità su di un sito: di certo non si fa la villa in campagna
Non penso infatti che sia giusto, anzi!
Caro Marco,
quello che hai visto non sono persone che si occupano di accessibilità ma delinquenti che vendono prodotti e stravendendone la versione “accessibile” (secondo i loro canoni di accessibilità).
Le cose dovrebbero cambiare a breve… eccome!
Speriamo Roberto, certe cose fanno incavolare, perchè mica ci siamo sempre noi a controllare e vigilare.
Le cose cambieranno, vedrai
Pensa solo che se non ci fosse stata IWA in Italia, ci sarebbero ancora realtà che ti vendono patacche ancora + patacche…
Oggi IWA – ed esserne socio – significa partecipare ad un network di professionisti che tra l’altro oltre a scrivere le specifiche (e normative) si stanno organizzando per applicarle e vigilarle.
Basta guardare gli archivi della lista Webaccessibile in itlists.org per vedere quanti casi sono stati “smarronati” pubblicamente… casi in cui sono pure stato diffidato da dare pareri su siti Web
pensa te :S
damose da fa!!!