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Cos’è l’Iwa? A cosa serve associarsi? Roberto Scano ce lo spiega

Scritto da il 24 gennaio 2009 in Webdesigner - 17 Commenti - 11 visite

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Grazie a Laura, che ha avuto l’idea di chiederlo a Roberto Scano, presidente dell’Iwa Italy (International Webmasters Association Italy) della quale entrambe facciamo parte. Lascio a lei e a Scano la parola, vi sapranno spiegare a cosa servono le associazioni web, o meglio cosa fa Iwa Italy per portare avanti la causa del buon web.

Articolo originale

IWA – International Webmasters Association, è l’associazione membro del World Wide Web Consortium alla quale ho preso parte qualche mese fa e con la quale condivido principi e obiettivi.  Iwa è l’unica associazione che in Italia può realmente e fedelmente rappresentare le professioni della rete e fornire certificazioni attraverso una rete di iniziative che sostengono più di 130 sedi ufficiali in rappresentanza di oltre 165.000 associati in 100 paesi.

Interessante dal mio punto di vista è il codice di etica che viene adottato dagli associati, importante perchè come abbiamo ripetuto diverse volte in Italia le professioni del web per molti sono ancora avvolte da un alone di mistero, questo giova soprattutto a chi crede di poter vendere servizi mediocri spacciandoli come professionali e ad associazioni che ancora diffondono false informazioni riguardo il grado di abilità degli sviluppatori italiani, o perlomeno riguardo gli sviluppatori che operano con integrità e competenza.

Chi prende parte ad Iwa si impegna a seguire quindi una serie di principi che attestano la qualità dei servizi forniti, nonchè  l’integrità morale, buona reputazione e condotta professionale trasparente nei confronti del cliente/datore di lavoro.

Non mi dilungo perchè troverete tantissime informazioni chiare e esaustive nel sito dell’Iwa, lascio invece la parola a Roberto Scano, presidente di IWA ITALY, che ha accettato di partecipare alla mini intervista che segue.

Quali sono gli obiettivi di Iwa del prossimo anno?

IWA (International Webmasters Association) nel 2009 – anno europeo dell’innovazione – si propone di mantenere il ruolo di punta di diamante per l’innovazione nel settore Web. In particolare tra le “sfide” che abbiamo già iniziato vi è la traduzione ufficiale autorizzata delle WCAG 2.0 (http://wcag2.iwa.it) ed il conseguente aggiornamento della normativa italiana in materia di accessibilità. All’interno di IWA vi sono inoltre molti professionisti (in gran parte italiani) che partecipano alle attività dei gruppi di lavoro del W3C e che sono quindi dei “player” nella definizione di nuove specifiche come SMIL 3.0, CSS 3.0, XHTML 2 e HTML 5. Vi è poi l’iniziativa legata al riconoscimento delle giuste qualifiche e professionalità operanti nel Web nonché la definizione di specifiche normative in materia di tutela del diritto d’autore in rete (in particolare a tutela delle creazioni pubblicate nel Web, siano esse testi, immagini o multimedia)

Parliamo di qualifiche professionali: a tuo parere ci saranno sviluppi in merito alla delineazione di profili riconoscibili, a che punto è il lavoro di skillprofiles.eu?

Noto ultimamente un po’ di confusione nel settore dell’ICT, in particolare si sta diffondendo l’idea che la professionalità è riscontrabile esclusivamente tramite certificazioni. Vi sono anche casi in cui a certificazioni di associazioni viene assegnato (anche da realtà come il CNIPA) del “valore legale” di “standard” mentre degli standard non hanno minimamente i requisiti minimi. Il caso specifico sono i profii EUCIP, che sono i “fratelli maggiori” dell’ECDL (la patente europea) che non sono (e non lo sono mai stati) dei riconoscimenti dell’Unione Europea. Ma il Web va avanti comunque e per tale motivo si sta passando alla fase 2 della definizione degli skill per il Web. Come hai giustamente citato c’è un’iniziativa lanciata da IWA chiamata skillprofiles.eu a cui partecipano rappresentanti di aziende internazionali (Adobe, Google e IBM sono solo alcuni esempi), realtà associative e universitarie. Questa iniziativa NON ha lo scopo di definire certificazioni ma di fornire una serie di profili contenenti gli skill che le diverse figure professionali nel Web dovrebbero possedere per definirsi tali. Ciò sarà utile quindi sia per chi intende specializzarsi in un determinato settore, sia a chi cerca una specifica figura professionale da inserire nel proprio organico, sia alle società di intermediazione del personale che alle società che erogano formazione. Queste ultime potranno basare i loro corsi su dei profili condivisi, con ampio vantaggio per tutti i player citati.

Cosa consigli agli sviluppatori che si stanno affacciando ora in questo mondo?

Il consiglio che voglio dare agli sviluppatori è di fare network con altri professionisti al fine di poter condividere esperienze e poter fornire servizi di qualità superiore. Chiaramente il mio consiglio è di entrare in un network di professionisti come IWA, in quanto la finalità dell’associazione è di informare i soci, fornire supporto e soprattutto di creare rete, questo dal 1996, ben prima del social networking.

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L'Autore

Laura Gargiulo, webdesigner freelance. Web architect senior, esperta xhtml, css, usabilità, design, cms, webmarketing e Seo, Wordpress specialist. Membro del progetto di prossima pubblicazione Piperita Lab e dell'IWA Italy Visita il mio sito personale Lauryn.it e contattami pure per un preventivo gratuito.

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17 Commenti

  1. Giancarlo (123 comments)
    Scritto il 24 gennaio 2009 alle 10:07

    Il discorso delle professionalità…mi interessa…dato che IWA è definito come International WEBMASTERS (notate…non WEBDESIGNERS) association, vorrei capire se le competenze di un web master si devono fermare solo allo sviluppo di template xhtml/css o estendere alla programmazione ajax, php, asp.net, jsp….In questo secondo caso…a quanto pare lo stato italiano ha già creato la “corporazione” di ingegnere informatico con il DPR 328/01 , pertanto solo l’ingegnere potrebbe svolgere questo tipo di attività. Voi che ne pensate? Ne ho già parlato (purtroppo in ritardo in un altro post, tanto che nessuno ha affrontato l’argomento…) ma vorrei che si trattasse, per capire fino a che punto può spingersi il web master e non cadere nell’articolo 348 del codice penale “esercizio abusivo di attività lavorativa”.

  2. Roberto Scano (102 comments)
    Scritto il 24 gennaio 2009 alle 14:47

    Ciao Giancarlo,
    IWA ha quel nome perchè è nata nel 1996 quando il Webmaster era colui che faceva tutto. Alla fine ora definiamo con termine generico il Webmaster colui che lavora nel Web e racchiude tutte le diverse figure.
    Inoltre non si ricade in nessun abuso di professione per un semplice motivo: le nostre sono professioni non regolamentate ed IWA è censita al CNEL come associazione di categoria.

  3. Lauryn (4189 comments)
    Scritto il 24 gennaio 2009 alle 15:04

    @giancarlo: non sapevo di questa “corporazione” di ingegnere informatico, che tuttavia fa un lavoro ben diverso dal webdesigner/webmaster o quel che sia…
    come sottolineava Roberto, Iwa è e noi siamo un’associazione di categoria, pertanto non è lo Stato che può vietare a noi di fare web. Sarebbe come se lo Stato facesse una legge per vietare ai calzolai di battere il cuoio, improponibile. In quanto associazione siamo forti proprio del fatto che tutti gli iscritti sono consci del lavoro che svolgono, e che siano ingegneri, o ragionieri come me e Roberto, non è lo Stato a doverlo definire, se non dietro nostra approvazione.

    Dico giusto o dico buono, Roberto? XD

  4. Roberto Scano (102 comments)
    Scritto il 24 gennaio 2009 alle 15:06

    Certo Laura, considera anche che al Ministero dei Beni Culturali siamo “catalogati” come associazione degli autori ed editori di siti internet, ed abbiamo molti altri riconoscimenti. Per tale motivo ogni qualvolta si parla di Web veniamo convocati :-)

  5. Giancarlo (123 comments)
    Scritto il 24 gennaio 2009 alle 22:22

    @Lauryn : “Sarebbe come se lo Stato facesse una legge per vietare ai calzolai di battere il cuoio, improponibile.” Purtroppo è già successo!!!….io pur essendo laureato in informatica non posso esercitare in proprio la professione di programmatore perchè dovrei sostenere l’esame di abilitazione per iscrivermi all’albo degli ingegneri , ma avendo una laurea quinquennale vecchio ordinamento mi è vietato l’accesso all’esame di abilitazione(ASSURDO)!!!! (che poi vorrei capire perchè una laurea triennale nuovo ordinamento ti permette di accedere all’esame di abilitazione e una laurea quinquennale vecchio ordinamento no?!?!?…) insomma…è come dire al calzolaio…”tu non lavori perchè da questo momento abbiamo deciso che non sei più calzolaio”.

    A mio avviso (o forse la mia interpretazione della legge è errata) …la costruzione di template xhtml/css…è ancora un lavoro “libero” e rientra nella competenza dei grafici (professione non protetta)…ma l’uso di javascript, php o mysql…è automazione e in quanto tale non è più un lavoro libero. Questo i commercialisti, neanche lo sanno…inquadrano tanti web master come “disegnatori di pagine web” e a volte qualcuno abusa fornendo lavori che non dovrebbe fornire… Un web master può vendere template a ingegneri o clienti…ma non può vendere interi ecommerce a clienti. Chi le svolge le operazioni di installazione, collaudo, testing, backup? e le perizie come il DPS?

    Se posso darvi un consiglio a voi dell’IWA…state attenti…prima che creano “ingegneria grafica” e restate fottuti anche voi!! Mettersi contro una corporazione in Italia è una sconfitta annunciata…non c’è associazione che tenga…e l’ALSI (associazione laureati in scienze dell’informazione e informatica) ne è la dimostrazione.

  6. Roberto Scano (102 comments)
    Scritto il 24 gennaio 2009 alle 22:35

    Giancarlo ti sbagli e di molto.
    Esistono delle professioni (oltre 150) censite dal CNEL che non necessitano di alcun titolo e di alcuna iscrizione ad albo.

    Cito:

    Con riferimento alla loro disciplina, le libere professioni si dividono
    in regolamentate e non regolamentate. Per poter svolgere una professione
    regolamentata è necessario seguire un iter formativo stabilito dalla
    legge (in genere sono necessari titoli di studio particolari e un periodo
    di tirocinio), superare un esame di abilitazione (per la verifica del livello
    di preparazione dei candidati, a tutela della collettività) e iscriversi
    a un Albo.
    Con l’espressione “professione non regolamentata”, invece, si definisce
    una realtà economica e sociale sempre più rilevante. Essa riguarda
    la condizione di chi svolge una professione il cui esercizio richiede
    conoscenze intellettuali e tecniche anche molto elevate, senza che però
    sia necessario, dal punto di vista legale, il possesso di un titolo di studio
    determinato; o, comunque, senza che sia necessaria l’iscrizione ad un
    Ordine o Albo. E’ possibile, dunque, affermare in sintesi che nel nostro
    ordinamento possono essere individuate:
    - un primo tipo di professioni, quelle protette, per l’esercizio delle quali
    è prevista l’iscrizione in Albi e l’istituzione di un Ordine al quale è
    delegata la funzione di controllo sull’esercizio dell’attività;
    - un secondo tipo di professioni riconosciute, ovvero disciplinate dalla
    legge, per le quali tuttavia si richiede solo l’iscrizione in Albi o Elenchi,
    senza che sia necessaria la costituzione di un Ordine (ad esempio
    gli agenti di assicurazione e i periti assicurativi);
    - un terzo tipo di professione è dato infine dalle attività non regolamentate,
    ovvero non soggette ad una regolamentazione pubblicistica, ma presenti
    sul mercato del lavoro e rappresentate dalle relative associazioni.

    E noi ricadiamo nel terzo caso. Ed è chiaro che se fanno qualcosa che limita la possibilità di lavorare, beh allora si fa ricorso alla corte costituzionale :-)

    E riguardo la professione del programmatore nemmeno quella mi risulta di esclusiva competenza degli ing. Non per nulla nei tribunali vi sono differenti tariffari per le consulenze tecniche fatte da ing. iscritti all’albo (vanno a % del valore della causa) e per consulenze fatte da tecnici “normali” (pagati a vacazioni).

    Qui torniamo (e basta leggere negli archivi di punto informatico) nella vecchia guerra tra ing. e laureati con lauree “normali” dove gli Ing. non vogliono all’interno del loro albo i laureati in informatica ossia non vogliono dare il titolo di “ing.” a chi non è “ing.”

  7. Giancarlo (123 comments)
    Scritto il 24 gennaio 2009 alle 22:59

    mmmhhh….bhe…a me non mi interessa essere chiamato ingegnere, o progettare cose che non mi competono…a me interessa solo svolgere il lavoro di informatico…solo che in base al 328/01 rientra nell’attività di ingegnere informatico (cito espressamente) :

    “attività basate sull’applicazione delle scienze, volte al concorso e alla collaborazione alle attività di progettazione, direzione lavori, stima e collaudo di impianti e di sistemi elettronici, di automazioni e generazione, trasmissione ed elaborazione delle INFORMAZIONI”

    insomma…fare già il programmatore javascript (e non voglio citare un database di un sito) senza essere iscritto all’albo…è reato, perchè come dici tu…tra i 3 casi, si rientra nel primo.

    Se non si automatizzano le pagine…si è in regola! Tu come interpreti la frase della legge? che ne pensi? Aldilà del fatto che in italia (lo sappiamo) ci sono tanti tecnici che lavorano senza porsi questo problema?

  8. Roberto Scano (102 comments)
    Scritto il 24 gennaio 2009 alle 23:10

    Leggendola così è chiaro che chi la scritta voleva fare un calderone di tutto :-)
    MA è anche chiaro che “trasmissione ed elaborazione delle informazioni” è anche l’attività che fanno anche gli avvocati (trasmettono ed elaborano atti), giornalisti (trasmettono ed elaborano articoli), cameraman (trasmettono ed elaborano informazioni).
    Per lo stesso motivo allora un browser che genera, trasmette ed elabora informazioni deve essere iscritto all’ordine degli ing? E chi fa l’esame di stato? il signor Firefox? :-)
    Ripeto quella normativa è del 2001, il rapporto del CNEL è del 2006, li siam citati come associazione di categoria (noi e molte altre attività) e quindi nessuno ci può vietare di svolgere la nostra professione non regolamentata. Certo non possiamo accedere ad albi ed eventualmente fare attività per cui è necessaria la tutela prevista da ordini ed albi, ma questo non significa che solo chi è iscritto all’ordine degli “ing” può fare sviluppo e programmazione per il Web.

  9. Giancarlo (123 comments)
    Scritto il 25 gennaio 2009 alle 00:01

    Analizziamo la frase…tralasciando alcune parti : “attività basate sull’applicazione delle scienze,[..] volte alle attività di progettazione di sistemi e impianti per l’automazione, generazione,trasmissione ed elaborazione delle informazioni”. Analizzando la frase nella sua interezza…I cameramen, gli avvocati, i giornalisti…che sono titolari di informazioni (= dato + semantica) possono trattare queste informazioni in modo diverso : con la mente, con la voce, con un giornale ecc…oppure con un sistema e/o impianto hardware o software. La legge dice…che elaborare informazioni con la voce, la mente, o con un giornale…non è un problema.

    Così come usare un impianto hardware o sofware per l’elaborazione delle informazioni non è un problema…il problema è CREARE (attività di progettazione) l’impianto (browser, sito, plotter, stampanti o diavolerie per fare il giornale, ecc.) non USARE l’impianto.

    Ecco come ti trovo 1 altra interpretazione. Cmq….è una legge scritta veramente male…andrò quanto prima a leggere il rapporto del CNEL, ma già il fatto che ci sono leggi contrastanti o poco chiare mi da fastidio…significa che in italia…con un buon avvocato puoi avere sempre torto o sempre ragione (chiaramente…dipende dall’avvocato che ti puoi permettere).

  10. Giancarlo (123 comments)
    Scritto il 25 gennaio 2009 alle 00:03

    Cmq…il dibattito è interessante…ma si è fatto tardi…Buona notte!

  11. Roberto Scano (102 comments)
    Scritto il 25 gennaio 2009 alle 08:26

    Concordo. Il problema è che le leggi come queste spesso vengono “suggerite” proprio dagli ordini e mentre alcune vengono stoppate in corso d’opera perchè “scoperte” (vedi su punto informatico quante volte abbiamo aiutato a stoppare tentantivi di creazione di nuovi albi per il settore), altre come questa passano indisturbate, in barba alle direttive comunitarie.
    Quando scoppia il bubbone? Quando una persona come te si vede negata un lavoro verso un ente pubblico perchè non iscritto all’ordine; in quel caso fai ricorso al TAR e al tuo avvocato fai lanciare al giudice di operare sul campo dell’incostituzionalità, quantomeno ai sensi dell’articolo 3, 35 comma 1, 41 e 97 della Costituzione (che è leggermente superiore di quel DPR)

  12. Lauryn (4189 comments)
    Scritto il 25 gennaio 2009 alle 11:02

    Giancarlo non ti impuntare sulla riga di quella legge. ti rendi conto che se fosse così allora nessuno potrebbe svolgere il lavoro di programmatore? ti faccio presente che ci sono corsi universitari, parauniversitari, o persino scuole superiori, come quella da cui vengo, che ti educano alla programmazione. io stessa sono ragioniere programmatore, allora non avrebbe dovuto nessuno fare il programmatore! non è mai stato obbligatorio, come invece è per gli avvocati, iscriversi da un albo, nè mai lo sarà.

    hai mai lavorato giancarlo? perchè mi viene questo dubbio. se ti hanno “bloccato” dal fare un lavoro in una PA, come dice roberto, perchè richiedev ano ingegneri, fai ricorso!
    quante volte chiedono laureati in informatica per un lavoro anche di semplice sistemista, ma dipende dalla testa di chi lo chiede e fa i colloqui, non certo perchè è obbligatorio per legge che si debba possedere una laurea.

    tutto un mondo sarebbe cancellato in un battibaleno, e rimarrebbero 4 gatti…dai, dove vivi?

  13. Marco Bertoni (49 comments)
    Scritto il 25 gennaio 2009 alle 12:37

    Queste discussioni mi demoralizzano. In Italia ci scontriamo sulla fuffa, mentre il resto del mondo progredisce.

    Come si può pensare che un contesto come quello del Web possa essere cristallizzato da una laurea o da un albo corporativo? Non sappiamo neppure cosa sarà il Web fra un anno… ma non vi rendete conto dell’assurdità della cosa?

    Ecco perché l’Italia ha un gap incolmabile rispetto a paesi in cui si pensa allo sviluppo della propria professionalità e alla ricerca, e non alla provinciale difesa del proprio orticello.

    L’innovazione non passa per l’università, ma per il genio personale. Le università italiane sono la tomba della creatività. Avete mai lavorato in quel contesto? Io si. Deprimente.

  14. Lauryn (4189 comments)
    Scritto il 25 gennaio 2009 alle 13:24

    bravo marco :)

  15. Laura De Masi (307 comments)
    Scritto il 25 gennaio 2009 alle 17:23

    mi sembrava strano non vedere nessuna reazione su web magazine ad una discussione che io reputavo decisamente interessante.. ora capisco il motivo ;-) in ogni caso mi fa piacere vedere che ne è nata una discussione anche se come al solito vedo che i temi centrali vengono sempre abbandonati a favore delle solite storiche polemiche sulla questione “professioni”…

  16. Massimo (4 comments)
    Scritto il 28 gennaio 2009 alle 19:34

    Ciao Giancarlo. Leggo solo ora i tuoi commenti e devo dire che, per quello che so io, e` vero esattamente il contrario. L’ingegnere dell’informazione (elettronica, informatica, ecc.) non ha alcun vantaggio ad iscriversi all’Albo perche` nessuna delle attivita` che lui puo` svolgere richiede esplicitamente l’iscrizione all’Albo! Solo gli ingegneri civili o industriali hanno la necessita` di “mettere la firma” sui progetti. Ma non per l’ingegnere dell’informazione. Quindi tu devi essere incappato in un caso piu` unico che raro dove era richiesta esplicitamente l’iscrizione.
    Prova a leggere http://forum.ingegneri.info/viewtopic.php?f=10&t=8469&p=89095
    Inoltre fino al 2009 e` possibile fare gli esami di stato con la vecchia legge: vedi http://www.costruzioni.net/articoli/esame_di_stato/ingegneri.htm

  17. Lauryn (4189 comments)
    Scritto il 28 gennaio 2009 alle 20:31

    grazie massimo,
    spero che giancarlo abbia capito il qui-pro-quo nel quale è incappato.

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