Cos’è l’accessibilità dei siti web
Da Wikipedia:
L’accessibilità è la caratteristica di un dispositivo, di un servizio o di una risorsa d’essere fruibile con facilità da una qualsiasi tipologia d’utente.
Il termine è comunemente associato alla possibilità anche per persone con ridotta o impedita capacità sensoriale, motoria, o psichica (ovvero affette da disabilità sia temporanea, sia stabile), di fruire dei sistemi informatici e delle risorse a disposizione.
Il termine ha trovato largo uso anche nel settore di Internet col medesimo significato.
Questo tipo di attenzione nello scrivere codice deve seguire delle linee guida, redatte dal già noto W3C nelle WCAG 2.0 (2008), rese obbligatori per legge in tutto il mondo con le rispettive regolamentazioni redatte dai vari paesi.
In Italia il tutto è stato regolamentato con la Legge Stanca del 2004 che riassume in 22 requisiti obbligatori le WCAG. Questa regolamentazione riguarda i siti web creati per le pubbliche amministrazioni (siti di associazioni e società amministrate e gestite da Governo, Regioni, Comuni, etc), ma se tutti seguissero queste linee guida volontariamente per i propri siti, ne trarrebbe vantaggio certamente tutta la società.
E’ molto diffuso infatti l’immaginario dell’omino in carrozzella che non può usufruire di internet…ma pensateci bene: una persona invalida nelle gambe può navigare su internet, eccome! Allora chi sono gli invalidi del web? Sono più comuni e vicini di quanto si pensi, e pertanto non vanno sottovalutati: handicap manuali (anche temporanei-provate a usare il mouse o la tastiera con un braccio ingessato), ridotte capacità motorie (anziani, malattie neuronali) o visive (daltonismo, disturbi percettivi o di campo visivo, epilessia)…persino le persone con cecità al 100% possono navigare e usufruire di internet se il sito è fatto con tutti i crismi. Perchè vietarglielo?
Al contrario della validazione del codice xhtml e css, che pure fanno parte di questo processo di conformità, non esiste un validatore delle linee guida di accessibilità, sarebbe troppo comodo.
Infatti molti requisiti non sono rilevabili in modo così automatico come ci si aspetterebbe, ma dobbiamo attenerci ai 22 requisiti con scrupolosità. Sta poi ad un ente particolare indicato a far ciò, valutare la conformità del sito creato. Questo ente si chiama Cnipa Digitpa ed è l’unico autorizzato a rilasciare certificati di conformità ai requisiti, ed il livello di conformità raggiunto (A – AA oppure AAA).
Da sottolineare che per “sito accessibile” non si intende solo un sito che sia fruibile da queste categorie protette, ma anche che sia visibile da qualsiasi tipo di dispositivo. Con l’avvento infatti dei dispositivi mobili, il termine “accessibilità” si è allargato a questa fascia di utenti, che dispongono di telefonini di ultima generazione o iPad, che hanno quindi requisiti di risoluzioni, aree di click e tecnologie particolari. Ma non sono contemplati nei 22 requisiti che andremo a vedere, ne parleremo nelle sedi opportune.
Vogliamo vedere insieme quali sono questi requisiti? Bene, dalla prossima volta li analizzeremo uno per uno. Qualche dubbio nel frattempo?















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9 Commenti
Aggiungerei che l’accessibilità, nonostante sia spesso messa in relazione solo con le disabilità, riguarda anche la fruizione dei contenuti da ogni tipo di dispotivo.
giusto, lo puntualizzo nell’articolo, se no non si capisce.
L’accessibilità è fondamentale nel web design moderno, ma possibile che i primi a non seguire le (ormai tante) direttive del W3C siano proprio quelli che sviluppano tecnologie assistive per la navigazione sul web?
http://blog.html.it/07/04/2011/la-verita-su-javascript-e-accessibilita/
ciao Cheope…non ho molto capito il senso di quell’articolo…in sostanza danno la colpa ai creatori di dispositivi di lettura come jaws, ma è come dare la colpa alla microsoft per explorer 6, cosa ne ricavano da quell’articolo?
[...] l’accessibilità dei siti web http://bit.ly/eSUUVXTwitter: alcuni utilizzi alternativi da provare http://bit.ly/fV36ycSmartphone #Android in tasca a [...]
Sicuramente quello di Gabriele Romanato è un articolo fuori dal coro. Ma senza entrare nello specifico di WAI-ARIA, è a dir poco disarmante leggere la notizia (che a sto punto vorrei proprio verificare) che nessuno di quelli che si occupano dei vari Jaws ecc. partecipi ai working groups del W3C che definiscono le specifiche… Io davo per scontato che oltre alle classiche “grandi firme”, partecipassero anche i maggiori e diretti interessati da buona parte delle recommendations…
@Cheope: non è detto che partecipino direttamente, però si spera che ne tengano conto una volta pubblicate le specifiche standard…
[...] già spiegato, quando parliamo di accessibilità, a cosa facciamo [...]
[...] brevemente: cos’è l’accessibilità e come [...]