Cos’è la disabilità: approfondiamo…
Un approfondimento di Marco Bertoni che può esser anche spunto di riflessione…
Probabilmente la prima immagine che ci viene in mente è quella di una persona in carrozzina, o di un non vedente. Questa parola è, infatti, associata a un modello medico: una menomazione cognitiva, motoria o sensoriale, rende una persona “non abile” in qualcosa (camminare, vedere, sentire ecc.).
L’interpretazione della disabilità come mero handicap, nel migliore dei casi innesca comportamenti narcisistici di aiuto. Nel peggiore genera indifferenza o ostilità. Ma in tutti i casi tiene ben separate le persone. Rassicurandone alcune e, quasi sempre, emarginandone altre. …
e concludendo…
L’accessibilità è un diritto di tutti, proprio tutti. Sarebbe il caso di rifletterci. Specialmente ora che l’Italia sta dimenticando una delle sue buone leggi.


















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39 Commenti
ciao
mi permetto di aggiungere che la disabilità non è solo legata ad eventi “patologici” (es. perdita della vista) ma anche al “cultural divide”. Fattore che non permette l’accesso a determinati strumenti da parte di specifiche porzioni di società (basti pensare all’utilizzo del telefono cellulare o del semplice uso del bancomato per pagare il casello autostradale).
è vero, molti, me compresa, non ci riflettono abbastanza.
è sufficiente avere poca dimestichezza con gli strumenti informatici per essere più disabili di altri.
si qualcuno diceva che una cosa l’hai davvero capita quando sai spiegarla a tuo nonno. Io declinerei che una cosa è davvero usabile e accessibile quando riesce ad usarla anche tuo nonno! Chiaramente queste riflessioni sarebbero da sottoporre anche a chi disegna le nostre città, le nostre macchine etc etc
già. quindi anche tu sei dell’idea che l’usabilità sia un campo complementare e compreso nel calderone che riguarda l’accessibilità, e non una materia a parte come molti tentano di sostenere!
per quella che èp la mia esperienza se dovessi esprimere su scala gerarchica i due concetti direi che prima viene l’usabilità e poi l’accessibilità, intendendo che una cosa deve essere prima usabile per la stragrande maggioranza degli utenti e poi deve essere accessibile per gli utenti chiamiamoli “speciali” ma sicuro l’applicativo o sito web deve essere unico. E’ già di per se una ghettizzazione fare un sito per i “normali” e uno per i “disabili”…
Io credo che chi presta attenzione a rendere un sito accessibile e ben strutturato e lo fa perchè si mette nei panni dell’utente, e non certo perchè è obbligato per legge, cerchi di creare anche un sito usabile, altrimenti è tutto lavoro sprecato.
Il sito deve per prima cosa essere usabile per tutti (e di conseguenza accessibile, altrimenti è usabile, ma non per tutti).
Comunque la disabilità è sempre presa in considerazione troppo poco. In ogni campo. Nel nostro piccolo, il campo del web design, possiamo già fare qualcosa. Io sto studiando molto, per cercare di imparare sempre di più, sicuramente faccio ancora tanti errori, dovuti anche a inesperienza, ma piano piano, col tempo migliorerò.
E poi dovremmo sempre ricordarci che ci sono anche i disabili temporanei e questo putroppo può capitare a chiunque. Per esperienza personale, per ben 2 volte ho fatto fuori la mano destra, che difficoltà col computer, mouse e tastiera in contemporanea era un’impresa, per non parlare dello scorrimento delle pagine!
Mi ritrovo d’accordo con Luigi, se io miglioro l’accessibilità mettendo un alt qui e li, vado migliorando anche l’esperienza di navigazione di una persona normale, che può avere disabilità o meno, ma sempre persona normale è.
Io per esempio spesso mi ritrovo a ingrandire il testo, e con Opera la funzione di zoom funziona meglio degli altri browser, ma ci sono alcuni siti che per esempio se ingrandisco il testo, il background va a sovrapporsi, con il risultato che devo leggere il testo a 10px altrimenti non leggo. Sono un disabile? Si, ma questo non fa di me una persona di serie b.
Ovviamente la disabilità può esser diversa, ma progettare un sito buono per la maggior parte degli utenti non è una cosa così impossibile.
Basta pensare agli utenti. Prima e dopo.
esatto. il webdesign non deve essere un puro egoistico e narcisistico modo di creare cose favolose, ma cose gradevoli, facili, semplici, che uno non ci deve neanche pensare a quello che sta facendo.
a chi lo dici Sadegraphic! Con la tendinite, che eppure è un handicap molto frequente per noi webdesigner, mi sono ritrovata nel desiderio di poter navigare solamente con la tastiera e non sempre era possibile…
@marco, è esattamente quello che volevo intendere, migliorare innazitutto l’esperienza di navigazione dell’utente “standard”.
Vado a prenzo va…
…infatti io inizio a basarmi sull’esperienza di navigazione di mio padre (unico in famiglia a non portare occhiali!) che ogni volta che naviga un sito dice sempre le stesse identiche parole:”ma come è scritto piccolo!!!!”
Oppure quando capita su siti con sfonfo bianco e scritte grigino chiaro chiaro iniziare davvero a dare i numeri… eheheheh hehe e anche io (che a differenza sua ci vedo davvero poco!!!)
daccordissimo con luigi, ma non dimentichiamoci che l’accessibilità implica necessariamente degli accorgimenti puramente tecnici, non per nulla esistono degli standard che permettono, attestano e certificano l’accessibilitò stessa! Alcune volte va in conflitto con l’armonia grafica e progettuale che il desinger ha in testa, anche perchè credo che l’usabilità si basi molto su una base grafica ben fatta.
Credo che il segreto sia nell’equilibrio!
@Laura giustissimo prendere dei beta tester (se poi sono in famiglia ancora meglio), e dal mio punto di vista sarebbe ancora meglio se tutte le professionalità coinvolte nella progettazione e realizzazione di interfacce per il web cominciassero darro a usare correttamente il codice, per esempio tenere separato contenuto dalla presentazione sarebbe già un gran passo avanti.
@ hor848 non sono daccordissimo sul fato che standard di accessibilità e stile grafico non vadano daccordo, ci vuole più tempo e maggiore capacità tecnica questo si…
@luigi se parli di uno stile grafico frutto di una necessità strutturale e di etica (quasi nessuno parla di etica di un designer..cosa che invece ha un suo peso)sono daccordo, ma molto spesso lo stile grafico è influenzato necessariamente da applicazioni e idee che non consentono una progettualità accessibile. basti pensare all’uso massiccio di js ultimamente o di flash e così via, molto spesso al cliente che sia accessibile ma privo di orpelli visivi che sono alla base del marketing interessa poco. Sono dell’idea che bisogna stimolare il cliente e che bisogna insegnargli che l’accessibilità è un valore aggiunto e non una privazione!
@hor848 per cioè riguarda flash si stanno facendo gran passi avanti, per i js c’è sempre la possibilità di fornire alternative validissime in caso di js disattivato da browser, ripeto sicuramente è per noi grafici uno smazzo doppio, ma personalemtne ritengo altamente gratificante produrre pagine in larga parte accessibili.
p.s. poi ti rivelo una cosa certe volte anche io ho le mie sacche di resistenza dove realizzare grafiche altamente NON ACCESSIBILI…ma quelle sono cose che hanno minima importanza
@ hor848&luigi: basterebbe fare una progrettazione fatta bene e tutti i problemi di grafica/multimedialità e questi problemi svaniscono, dato che la grafica è sempre l’ultima cosa.
Esempio pratico: la grafica in un sito è come la pelle su una persona, sotto ci sono i muscoli e le ossa. Se la struttura e le multimedialità vengono progettate alla base (quindi alle ossa e muscoli) tutto il resto viene modellato sopra e non il contrario.
la grafica è l’ultima cosa..spiegalo al cliente che paga 2000000 di euro al mese per la grafica che affida a te sul web!Digli che hai bisogno di 3 mesi di tempo invece che 10 gg per un minisito perchè devi progettarlo in maniera accessibile e magari dopo 2 mesi lui non ha il video che il direttore marketing ha fatto girare…intanto l’account si è venduto anche la madre..tipo ha promesso che con la sola imposizione delle mani cambia pagina…
ripeto..si “potrebbe” fare tutto, ma senza una cultura di base che mette l’accessibilità come valore e non come limite (perchè per una agenzia di comunicazione è un limite allo stato attuale). Se facciamo caso ai siti di grosse aziende, parlo di nike, ford etc etc..non troviamo un solo standard rispettato. In quel caso il designer è spinto a lavorare solo sull’immagine. E si sa i grossi nomi fanno moda…
la vera base di partenza per una diffusione capillare di un etica progettuale sta nel convincere questi signori che un sito accessibile ha un valore aggiunto che vince su qualsiasi idea creativa in senso stretto!
e tu fagli vedere come renderizza diversamente un browser dall’altro e magari anche qualche grafichetto di tipologia di utilizzo di browser datati…vedrai che qualche dubbio gli verrà! Cmq a parte queste disquisizioni la materia dell’accessibilità è vastissima, e come spesso accade ognuno poi valuta come comportarsi
hor848, dipende anche per CHI lavori, con quali clienti, ecc.. io personalmente sotto una certa cifra non scendo e non parto, questo screma già molta gente
Tutti i designer che navigano questo sito come altri, che si interessano ovviamente al mondo del web sono sicuramente interessati all’accessibilità ed all’usabilità, ma il rischio è che rimanga un discorso elitario solo di chi fa parte del settore!
salvo le PA che sono costrette (ma l’escamotage c’è anche li)il 90% dell’utenza web non sa nemmeno di che stiamo parlando!
@hor848 escamotage? aò se ne sai dimmeli che io impazzisco quotidianamente con i centri di competenza accessibilità dei ministeri se vuoi ti mando un report per farti capire il livello! altro che escamotage
gli escamotage sono burocratici..non riguardano noi, ahime!!!
@hor848:
“Digli che hai bisogno di 3 mesi di tempo invece che 10 gg per un minisito perchè devi progettarlo in maniera accessibile”
Beh, se un front-end developer ha bisogno di tre mesi per rendere un minisito accessibile, licenzialo va!
Se chi progetta è un professionista serio l’accessibilità viene da se e da subito… andiamo ragazzi non mi direte che l’uso corretto degli standard del web e quelle due o tre regolette in più dettate dalle WCAG o dalla Stanca sono fisica quantistica?
Che dire… 10 anni fa leggevo i primi numeri di A List Apart… e l’anno dopo uscivano le WCAG… poi negli anni ho seguito Zeldman e gli “evangelisti degli standard” americani… sarò anche vecchio, ma insomma non mi pare che sta roba sia questa grossa novità, almeno nel resto del mondo. Possibile che noi italiani discutiamo ancora su standard e accessibilità come se fossero un surplus lungo e costoso, mentre non sono altro che la base della professione?
@marco i 3 mesi di tempo sono dovuti all’account che ti sta dietro e non capisce perchè non stai mettendo un’applicazione flash che cambia pagina con il movimento oculare..perchè fa figo!!!
Flash può essere benissimo reso accessibile senza tempi e costi aggiuntivi se progetti *fin da subito* l’animazione seguendo le best practices di Adobe: http://www.adobe.com/accessibility/products/flash/best_practices.html.
Nessuno chiede l’impossibile.
Come dicevo è una questione di conoscenze e atteggiamento del progettista.
bye
credo si stia uscendo fuori traccia…cmq mi fa piacere aver incontrato persone che discutono di queste cose, mi sentivo tipo la particella di sodio…
ad esempio il commento di Marco, quel link è più lungo del li che lo contiene
fare attenzione a questi aprticolari significa già accessibilità…
ripeto è una questione atteggiamento del datore di lavoro e del cliente!
non sto contestando la capacità o le competener richieste..quelle cmq si acquisiscono!
E’ una questione di mentalità, se lavori come freelance forse riesci a cavartela, altrimenti…la vedo dura!
@luigi:
…
Nel sistema dei commenti di WordPress o lauryn indica i tag che sono consentiti (e quindi si usa il tag A sul soggetto della frase) o, dato che non vedo indicazioni di tag consentiti nei commenti, WP trasforma in automatico l’URL digitata in link. Insomma potevi evitartela questa lezioncina
… però se te la senti di bacchettare me sull’accessibilità (percarità io di errori ne faccio eccome, son mica un guru), allora devi sentirti davvero molto sicuro di te come accessibilista. La prossima volta che fai, bacchetti Roberto Scano?
Scherzo ovviamente. Continua così e vedrai che scoprirai che di particelle di sodio è pieno il web, per fortuna.
@luigi: per un link, ecchessaràmmmaiii…
scherzavo anche io ovviamente! Uso wp e so bene che macelli combina, non è questione di bacchettare questo o quello, quando ti esponi/proponi sul web (sia come autore che come designer) devi essere disposto ad accettare critiche e suggerimenti anche se ti chiami Hilmann Curtis…
@Luryn…e scherzavo mamma mia! Sto impazzendo con grafici a torta fateme sfogà!
e cosa mi ero persa!!! marco sei diventato il mio mito, ovviamente non mi conosci e non conosci le mie continue lagne e polemiche sulla situazione in Italia! beh sto per fare una standing ovation.. ribadisco che un professionista serio non dovrebbe nemmeno specificare al cliente che il sito sarà validato o robe del genere che dovrebbero ESSERE SCONTATE…. quando un cliente viene da me a lamentarsi per un preventivo troppo alto o per tempi di sviluppo (un mese) ben lontani dal suo immaginario io gli rispondo che se vuole comprare una ferrari la deve ordinare 2 anni prima e di certo non la pagherà 4 soldi!!! (beh i paragoni cambiano a seconda del client
refuso: a seconda del cliente non del “claient”
Ecco Laura, vedi che saresti dovuta venire al mio seminario allo SMAU?
… a parte gli scherzi, qualche settimana fa un’amica mi gira un annuncio di lavoro di una Web Agency che recitava la seguente frase:
Html Developer
[...]
ha ottima conoscenza del linguaggio Html (impaginazione dei contenuti mediante tabelle) e dei fogli di stile (CSS 2)
Ora finché “ottima conoscenza” significherà “impaginazione dei contenuti mediante tabelle” staremo freschi davvero nel Bel Paese…
@hor848: io non lavoro come freelance, eppure nella mia azienda l’accessibilità è una cosa importante. Secondaria rispetto alla funzionalità e al guadagno, però ci si tiene comunque parecchio conto.
Io per esempio sono contrario allo spiegare al cliente certe cose perchè:
1 – Innanzitutto non lo capisce
2 – Non gliene frega niente
3 – Basta che sia più bello di quell’altro mio concorrente li.
Il resto son magagne nostre. No?
@marco dipende dalla’azienda, dai contatti che ha, dalla storia che ha.
Chiariamoci, io sono daccordo con tutto quello che è stato detto, ma da quello che ho letto state parlando di piccole agenzie o aziende specializzate, io sto parlando di agenzie di advertisng molto grosse che per una logica perversa hanno i clienti + grossi, i clienti + grossi significa avere + visibilità, questo porta i clienti a paragonarsi fra di loro solo ed esclusivamente secondo criteri di marketing che non significa sono + bello del concorrente li, ma vendo il mio prodotto anche al cliente di quello li…
tutto questo per dire che per quanto rigurda il web, ai clienti viene venduto un prodotto scadente, ma ahimè, questo prodotto scadente diventa un prodotto di massa..e diventa case history!
le famose nostre magagne di cui parli, in un contesto simile non contano….conta la velocità!
questo è anche uno dei motivi per cui ho abbandonato il mondo della pubblicità!
Beh io spero che proprio perchè grandi, se hanno scelto di fare una cosa in un certo modo è perchè hanno fatto studi in proposito. I soldi son sempre soldi
vi segnalo questo piccolo software stand alone di Fujitsu per il controllo dell’accessibilità di un sito web
http://www.fujitsu.com/global/accessibility/assistance/wi/download.html