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Come siamo messi nel nostro settore in Italia?

Scritto da il 14 giugno 2011 in Webdesigner - 14 Commenti - 173 visite

Ciao ragazzi, allora, facciamo il punto della situazione lavorativa: come siamo messi?
Personalmente fino a qualche settimana fa ero ferma, quasi completamente. D’improvviso, da un paio di settimane, si moltiplicano le richieste di preventivo e molti lavori vanno a buon fine. Effetto Pisapia? Chissà.. icon wink Come siamo messi nel nostro settore in Italia? Ecco alcuni dati da Assinform e Istat in merito al settore IT nel quale ci sentiamo inclusi, anche se oscilliamo sempre fra l’IT e il grafico/pubblicitario.

Cito testualmente da un comunicato di twago, la piattaforma europea d’intermediazione online per servizi in outsourcing, in grado di mettere in contatto aziende con i freelance:

Nonostante nel 2010 l’Italia sia stata caratterizzata da una forte diffusione delle nuove tecnologie e da un aumento del fatturato sui versanti dell’hardware e dei servizi internet, il mercato ICT nazionale fa fatica a stare al passo con la media europea ed extraeuropea. Ma le nuove frontiere del telelavoro in outsourcing possono contribuire al rilancio del settore.

E ancora:

[…]
royalty free images statistics achievement pixmac 65114377 Come siamo messi nel nostro settore in Italia?Nonostante per il 2011 le stime parlino di una ripresa del + 1,3% – secondo l’anticipazione del Rapporto Assinform – i ritmi sono troppo lenti, sia rispetto alle necessità di cambiamenti strutturali del Paese, sia riguardo al divario sulle politiche per l’innovazione che scontiamo nel confronto con i mercati internazionali.
All’allarme di Assinform, che invita le istituzioni ad incentivare politiche di sviluppo del Made in Italy tecnologico a supporto dell’export e dell’innovazione dell’industria e dei servizi, si sono aggiunti nella giornata di ieri i dati del “Rapporto Annuale Istat” i quali denotano una “ripresa stentata” della macchina economica italiana accompagnata da “una situazione di persistente deterioramento del mercato del lavoro” che penalizza soprattutto donne e giovani.
Le piattaforme europee ed extra-europee per il telelavoro in outsourcing rappresentano, soprattutto in momenti di crisi stagnante, un valido strumento per lavorare a distanza, contribuendo ad abbattere anche alcuni costi relativi alla logistica.

In sostanza, anche la situazione politica non giova al nostro settore, ma questo già lo sapevamo.
In Europa sono più propensi al telelavoro e al part-time, con vantaggi notevoli sull’economia impiegando donne e giovani che altrimenti troverebbero maggiori difficoltà impiegatizie (oltre che essere un vantaggio di tutti a livello ecologico).
Che ne dite è ora di cambiare aria in Italia o cambiamo aria noi? Dite la vostra, purchè non si sfoci in dibattiti puramente politici, tanto la situazione sappiamo com’è e possiamo solo sperare nel cambiamento.

L'Autore

Laura Gargiulo, webdesigner freelance. Web architect senior, esperta xhtml, css, usabilità, design, cms, webmarketing e Seo, Wordpress specialist. Membro del progetto di prossima pubblicazione Piperita Lab e dell'IWA Italy Visita il mio sito personale Lauryn.it e contattami pure per un preventivo gratuito.

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14 Commenti

  1. MaryG (2 comments)
    Scritto il 14 giugno 2011 alle 14:12

    Se si potesse (se potessi) cambiare NOI ARIA. Qua in Italia è impossibile. Direi che dopo 6 anni di esperienze con PIVA posso tranquillamente dire che in Italia fanno TUTTI i furbi.
    Parlano, parlano, ma non concludono mai nulla.

  2. Lauryn (4282 comments)
    Scritto il 14 giugno 2011 alle 14:18

    in molti infatti vanno all’estero oppure lavorano in telelavoro dall’Italia con l’estero. Una cosa che auspico di poter fare a breve mettendo a punto una bella versione inglese del mio sito. Non nego che qualche week end per fare il punto della situazione con qualche cliente a Londra non mi dispiacerebbe XD

  3. Daniele Ferla (14 comments)
    Scritto il 14 giugno 2011 alle 14:20

    Ciao Lauryn, purtroppo il problema non è nostro che lavoriamo nel campo dell’ICT ma è legato ad un retaggio del passato che ci lega alle nostre origini prettamente “contadine” in cui il lavoro deve essere eseguito davanti ai propri occhi, ci deve essere una comunicazione diretta, uno scambio di sguardi. Tutto questo con il telelavoro non è possibile e se per noi è facile trovare clienti all’esterno, i clienti italiani non lo ricercano, nemmeno nelle regioni vicine. Vogliono il contatto diretto e quante volte anche tu, come me, ti sarai sentita dire dire “Vieni in sede da me che ne parliamo” … e nella nostra testa “Ma a che serve andarci?”…
    Ma sono anche sicuro che un cambiamento è in atto perchè in questo periodo sta avvenendo il cambio generazionale in cui gli anziani imprenditori lasciano posto ai figli (di 30/40 anni) o alle nuove leve.
    Serve ancora un po’ ma credo che da qui a poco assisteremo ad un vero cambio di approccio verso l’ICT non per il cambio di mentalità ma per il cambio di protagonisti in gioco. Teniamo duro.

    un saluto
    Ferla Daniele

  4. Lauryn (4282 comments)
    Scritto il 14 giugno 2011 alle 14:22

    concordo, teniamo duro.
    il contatto diretto lo sento sempre meno richiesto per fortuna, ma quando capita non so mai come argomentare il fatto di risparmiarsi la “fatica” quando con una telefonata in genere si risolve tutto, anche perchè spesso non sanno neanche loro cosa vogliono e si risolve tutto in 10 minuti ;)

  5. Daniele Ferla (14 comments)
    Scritto il 14 giugno 2011 alle 14:29

    Vero, forse questa cosa sta anche in mano nostra. Oltre ad essere “tecnici” e parlare “webbese” (termine motlo usato dalla cara amica Carol) dovremmo essere in grado di far percepire la mentalità, far capire che il web non è una “bestia nera” da trattare con le pinze e tutta la prassi che solitamente si usa. Molti equiparano il nostro lavoro ad unsemplice prodotto, che va scelto, barattato, venduto, etc … forse, e qui è da tempo che mi batto, bisogna farlo percepire come un servizio che viene realizzato e mantenuto come fosse un conto in banca(l’ho sparata), come fosse una bolletta del telefono (nessuno di noi è mai andato in sede Telecom o infostrada). Sbaglio?

  6. Lauryn (4282 comments)
    Scritto il 14 giugno 2011 alle 14:34

    esattamente. tra l’altro sottolineo una cosa: l’immagine che si da e il modus operandi fanno tantissimo. se, come mi è successo, dopo una breve chiacchierata telefonica in cui si fanno le domande giuste, si prepara un bel preventivo / contratto ben dettagliato e preciso in cui si spiegano anche alcuni dettagli tecnici, il cliente si apre alla fiducia e il telelavoro gli sta benissimo, anche se abita ad un tiro di schioppo da casa tua. Tra l’altro proprio il fatto di essere stata così meticolosa e tempestiva ha determinato la scelta di optare per la mia collaborazione (grazie forse anche al prezzo “giusto”, che con molte webagency diventa però il triplo).
    possiamo sperare secondo me :)

  7. Daniele Ferla (14 comments)
    Scritto il 14 giugno 2011 alle 14:59

    Forse sollevi un’altra questione, la differenza tra agency e freelance; il cliente percepisce il secondo come inferirore in termini di costo al primo. Ma è propriamente vero? Personalmente avrei dubbi ma sicuramente è un qualcosa che può essere sfruttato commercialmente dal freelance.
    mi piacerebbe però sapere da te, come esperienza tua personale, come arrivi ad avere il contatto telefonico di cui parli e come fanno “a trovarti”.
    Ciao

  8. Daniele Ferla (14 comments)
    Scritto il 14 giugno 2011 alle 15:06

    …forse sono andato OT :)

  9. Lauryn (4282 comments)
    Scritto il 14 giugno 2011 alle 15:07

    Daniele ci credi che lo sto cercando ancora di capire? Mi dicono che vedono il mio sito e decidono di chiamarmi. Alcuni non sono in grado di dirmi come ci sono arrivati, altri si ricordano di Italianwebdesign (è da poco che “ci ho messo la faccia”), altri sono stati suggeriti da persone che non conosco (e che a questo punto credo mi conoscano sempre per Italianwebdesign).
    Credo ne farò un articolo a parte così possiamo disquisire su come trovare nuovi clienti :)

  10. Daniele Ferla (14 comments)
    Scritto il 14 giugno 2011 alle 15:10

    Ahahha! Sono tutti uguali.
    Direi che è doveroso un articoloa parte in cui si mette in risalto quando spesso, certi clienti, si comportano in modo ridicolo!
    Se solo si vedessero :)

  11. Lauryn (4282 comments)
    Scritto il 14 giugno 2011 alle 15:26

    eheh in che senso Daniele? perchè dici che sono ridicoli?

  12. Daniele Ferla (14 comments)
    Scritto il 15 giugno 2011 alle 15:47

    Dico che ti cercano ma non sanno dirti come ti hanno trovato, ti chiedono una cosa ma non sanno cos’è, ti impongono la tecnologia da usare ma non sono tecnicamente preparati. Alcune volte credo che ci si senta degli stupidi a stare ad ascoltarli, altre volte bisognerebbe dire “Beh, fallo tu allora”.
    Ciao

  13. Lauryn (4282 comments)
    Scritto il 15 giugno 2011 alle 16:16

    ahahahahah vero :D

  14. aledesign.it (354 comments)
    Scritto il 19 giugno 2011 alle 14:50

    Quoto Daniele Ferla quando parla di “origine contadina” o qualsiasi altra forma del pago ciò che viene fatto sotto ai miei occhi. Come spesso accadeva in passato poi alcuni titolari volevano imparare il “mestiere” per arrangiarsi ma si sà…non basta saper cucinare un risotto per esser dei veri cuochi. E quindi spole avanti indietro per rimediare alle castronature dei vari personaggi. Spero che il cambiamento in atto porti davvero a maggior fiducia nei nostri confronti senza tante furbizie e che finalmente il nostro lavoro possa esser visto con maggior rispetto.

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