Assowebitalia non dà il buon esempio
Premessa: il seguente articolo non vuole essere un attacco deliberato ad Assowebitalia, della quale tra l’altro sono stata socia gratuita per un po’, ma una lezione didattica su come NON fare un sito e su chi attualmente è in grado di “vendere” (già il fatto che uno dovrebbe pagare suona strano) certificazioni di professionalità: se un lavoro è professionale non ha bisogno di certificazioni poichè parla da solo.
Oltretutto dichiarano di rilasciare Certificazioni per la P.A. Lo sanno che nessuno, nemmeno il CNIPA rilascia certificazioni per la Pubblica Amministrazione a meno che non siano iscritti nelle apposite liste di aziende autorizzate al rilascio? Voi lo sapete vero? Ne abbiamo parlato qualche volta…
Oltretutto i 20 requisiti (ne mancano 2?!?) che millantano sono diventati un mix di 12 punti previsti dalla legge Stanca (ne ricordavo di più?) e altri 10 inventati da loro: non sono certo quelli che noi conosciamo, di cui abbiamo parlato più e più volte. La ricercatezza (punto 16) non mi sembra sia uno dei requisiti della legge Stanca…non commento oltre, sapete già.
Passiamo ad analizzare il sito che è meglio.
ASPETTO GRAFICO E LAYOUT:
Qualcosa mi dice che l’ha progettata un grafico da stampa, semplicemente per il fatto che la pagina si sviluppa in verticale senza un’effettiva necessità. Il testo infatti è ovunque poco, a che scopo scorrere così tanto per vedere un footer?
Sulla destra del messaggio di benvenuto (che non commento) c’è infatti tanto di quello spazio inutilizzato che lo si poteva utilizzare per la foto del webdesigner dell’anno.
Sembra sia stato progettato per un 1024×768, poichè orizzontalmente vi rientra perfettamente. In realtà tutto lo spazio che si poteva ottimizzare è stato mangiato dal vuoto e si vede solo la capoccia del tizio in questione.
NAVIGAZIONE
Pecca di troppi passaggi. Come abbiamo imparato in passato infatti, un utente deve poter raggiungere velocemente e subito le informazioni necessarie cercando di diminuire al minimo il numero di click. Guardate ad esempio la seguente pagina:
http://www.assowebitalia.it/certifica_lavoro.asp
che sarebbe poi la fantomatica pagina in cui essi offrono la loro collaborazione per certificare i vostri siti.
Notate come i link compresi nel testo non siano contrassegnati da sottolineatura, ma sono evidenziati da un fantomatico “clicca qui“, cosa che come ribadito più volte non ha senso e usabilità perchè non esplica dove si sta andando attraverso quel link, ed è quindi non accessibile.
I passaggi per giungere ad un’azione che ci permetta di farci ottenere questa fatidica certificazione sono:
Contatta la segreteria - click - pagina dei contatti
oppure:
Scopri in anticipo se puoi ottenere la certificazione - click - Chiedi una verifica - click - Chiedi una verifica (di nuovo?) - click - pagina dei contatti
3 click perfettamente inutili anche perchè il testo è brevissimo e dice ben due volte la stessa cosa.
CODICE XHTML
Il doctype per fortuna l’hanno azzeccato e il codice è validato. MA. Grande MA:
(Questo per insegnarvi che non è sufficiente un codice validato, cioè sintatticamente corretto, ma anche semantico e accessibile.)
Andiamo ad analizzarlo:
Come prima analisi noterete l’uso delle tabelle con formattazione delle proprietà in linea. Inutile dirvi quanto sia sbagliato, soprattutto se si usano più tabella annidate. L’unica eccezione, proprio perchè xhtml 1 transitional, potrebbe esser l’uso di UNA tabella per incorporare la struttura principale del sito. Se non siete capaci a posizionare un div imparate a farlo, altrimenti vi fischieranno le orecchie da quanto vi bestemmieranno dietro tutti i non vedenti che devono leggere un sito tramite lettore vocale.
Perchè? Ma perchè una tabella si legge cella per cella, da sinistra verso destra e dall’alto verso il basso, e se usate tabelle annidate potete ben capire come risulta complicata e lunga la lettura da parte di un lettore vocale!
Notiamo inoltre come il codice soffra di una malattia che cita anche il mitico Zeldman (che non è proprio il primo venuto): la classite. Il nome vi ricorda per caso le classi dei css? Ecco avete azzeccato, si tratta proprio di questo.
Avete visto come il menu sia formato da paragrafi (!!!) che hanno tutti la stessa classe? Quanti kb sprecati per scrivere ben 11 volte class=”pulsantiera” quando bastava assegnare ad un selettore che li contenesse il nome “pulsantiera” (ma non era meglio un div o una lista?
)
Provate a disabilitare gli stili: il layout rimane invariato ovviamente (magia delle tabelle) ma le voci di menu, i titoli, il testo, hanno tutti la stessa valenza. Niente semanticità, niente indicizzazione. Tutto è paragrafo differenziato da classi (e qui torniamo alle malattie di questo codice).
L’uso di stili in linea (neanche css in linea, proprio stili in linea) ne completa l’inefficienza. Sarà infatti poi lavoro lungo e arduo per il webdesigner che l’ha creato andare a modificare il layout. Con i css sarebbe bastato un click o due, così dovrà modificare tutte le pagine del sito anche solo per modificare il colore di un bordo.
CODICE CSS
Il css non può che essere molto breve (non ne è stata compresa l’effettiva utilità) e come da sopra soffre di classite.
Spero che questa analisi possa esservi di aiuto per capire gli errori da non fare e che Assowebitalia non se la prenda, in fondo non hanno nulla da temere. In fondo il mondo è bello perchè è vario.


















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78 Commenti
i miei commenti sarebbero superflui… e lauryn lo sa bene
Mi complimento per la scelta di pubblicare questo post e anche io vorrei rafforzare il concetto che non stiamo facendo un attacco a un ente in particolare ma in generale a chi purtroppo non riesce ad aggiornarsi in un mondo, il web, che cresce tanto in fretta. L’unica pecca è il credere di poter rilasciare “certificazioni”… basandosi forse sulla poca conoscenza della gente in merito? attenzione e…. meditate… meditate
Commentare ulteriormente quanto già detto da Lauryn & Laura è come sparare sulla croce rossa.
Così ad occhio direi che al sito manca una qualsiasi griglia (tipografica, web, quello che si vuole), anche solo per poterla poi rompere.
Inoltre il tizio messo in “copertina” mi incute un certo timore.
@Laura & Marco: spero serva davvero a qualcosa, almeno didatticamente.
prendere il vizio di cliccare su visualizza-sorgente-pagina prima di dire che è un sito è fatto bene deve diventare una cosa automatica.
@Laura: ahah ho pensato proprio a te, volevo segnalarti l’articolo ma vedo che hai fatto prima di me
Post molto utile, aiuta a considerare alcuni aspetti che possono portare a migliorare i propri lavori.
continuate così!
Amen!
)
Sono un po’ caduto dalle nuvole con questo post (sarà che è lunedì mattina…) ma questi signori si fanno pagare per “certificare” la qualità dei siti? Per curiosità qualcuno sa quanto si fanno pagare? Io ero rimasto che le onlus non erano società tipo autodesk o l’adobe che danno certificazioni sui programmi e simili, di norma le onlus non si dovrebbero far pagare…al massimo fanno cose per ricevere donazioni…non commento la storia dei bollini e autorizzazioni che mi sembra la pensiamo tutti allo stesso modo…quando vedo ste cose mi vien voglia di cambiare lavoro e fare il coltivatore di tulipani in olanda… =.=”
sito semplicemente ‘ridicolo’, altro materiale che dimostra il modo di fare web nel nostro paese..
non so se si facciano pagare, io parlavo in generale. voglio sperare di no infatti.
Complimenti per l’articolo, è ridicolo vedere come una associazione che si propone per la certificazione di “Eccellenza” – “regola d’Arte” abbia un sito ridotto in queste condizioni.
p.s. ho scoperto il sito da poco, frugando negli archivi ho trovato molti articoli interessanti, complimenti!
sisi.. si fanno pagare… ho aperto un gruppo su facebook 2 settimane fa proprio per parlare di questa e tante altre cose che rendono il web italiano davvero anacronistico..
brrr….
avete detto tutto voi
…
Lauryn se leggono questo post è modificano il codice, strutturando un sito decente…perchè non lo dai tu a loro un certificato??!
ahah non sono in grado di rilasciare certificati, neanche di benemerito. al massimo un iwd award
Ottimo post e interesssante. Sicuramente prendere altri siti di esempio e fare un analisi di quello da non fare potrebbe essere utile.
a farlo per tutti i siti sarebbe bello, ma se sono attività economiche crei un danno d’immagine, mentre per fortuna Assowebitalia essendo una ONLUS non si crea danno economico di alcun genere
Sempre che non si facciano pagare per le certificazioni…a buon intenditor poche parole
ahha magìa dell’indicizzazione:
http://www.google.it/search?q=assowebitalia&ie=utf-8&oe=utf-8&aq=t&rls=org.mozilla:it:official&client=firefox-a
@lauryn: se faccio un articolo io finisco primo scommettiamo?
ovvio!!! sei PR 8!!!
hahaha
Lo vogliamo ribadire?
Tutto rigorosamente vero! Anche se ci sarebbe da aggiungere dell’altro…dovrei postarvi le mail dell’anno scorso del Presidente di AWI (al contrario si legge IWA: che l’abbian fatto apposta?!)…C’è da bellicarsi dalle risate ve lo giuro…
Altra iniziativa che oltre a non dare il buon esempio, scredita chi costruisce davvero case a regola d’arte…Mi dispiace che ciò avvenga nella mia regione, regione dove peraltro non vivo più (per fortuna)…Già sono messi 50 anni dietro, figuriamoci ora….
Saluti
ho creato il panico
hihihi
e pensa che una volta esisteva l’AWI (associazione webmaster italiani)… poi tutti puf!
Però leggo un pò di millanterie, lasciatemelo dire.
Sono andato a vedere le pagine e a me non sembrano male.. e comunque st’idea della certificazione mediata tra usability e obiettivi corporate non sono male.
Lauryn credo abbia letto male sui requisiti. Infatti leggo (copio e incollo):
La verifica oggettiva mira a stabilire il rispetto di 22 requisiti, viene eseguita mediante validazione automatica, manuale e con l’utilizzo di programmi di valutazione assistita.
La verifica soggettiva mira a definire contesti, scopi e modi d’interazione con l’utente e comprende 12 punti fissati nel regolamento attuativo del D.M. 08.07.2005 e 20 requisiti della “regola d’arte” stabiliti da AssoWebItalia.
Ai requisiti ministeriali seguono 20 requisiti della “Regola d’Arte”.
“pippe mentali” a parte approvo la citazione “In fondo il mondo è bello perchè è vario.”
Caro Giorgio,
non ho detto che il sito “non sia male”. E’ graficamente gradevole si vede subito che c’è il tocco di un grafico da stampa.
Ma se fossi del mestiere ti basterebbe aprire il codice per vedere che non è né accessibile né pulito, né niente di tutto quello che vendono.
Pardon, mi è sfuggito il fatto che, come tu riporti, dei 22 requisiti, ne considerino solo 12 (chissà quali poi!)
e invece mi sa che chi ha letto male la legge son gli organizzatori dell’evento, visto che non esiste alcuna verifica “oggettiva” ma si chiama verifica tecnica e c’è una specifica metodologia da applicare (allegato A DM 8 luglio 2005). Per la soggettiva è necessario applicare quanto previsto dal DM 8 luglio 2005 allegato B, con strumentazione adeguata e figure professionali quali l’esperto di fattori umani…
@Lauryn: dimostrano quindi di essere ignoranti in materia dei requisiti: la legge non prevede requisiti più importanti di altri… son tutti 22 da applicare… ma che vergogna!
Siete duri di comprendonio eh!
Vabè. Traduco.
I requisiti sono 22+12+10=44.
E’ una procedura (per quanto discutibile) totalmente originale. Non rilasciano una cerficicazione di accessibilità o cose simili ma una “cosa” nuova che si chiama “Regola d’Arte”.
Mamma mia….il bello è che noi ci diamo da fare per dare al cliente un lavoro più professionale possibile (e magari tanti di noi vanno avanti a “marchette”) e questi chissà quanto si fanno pagare per questi lavori a dir poco scadenti………Grazie Lauryn
e invece, scusa il francesismo, prendono sonoramente per il cul.
http://www.assowebitalia.it/certificazioni_pa.asp
Attraverso un attento processo di validazione normativa, tecnica e comunicativa, AssoWebItalia rilascia un certificato che attesta che il sito web è stato realizzato “A regola d’Arte”.
VANTAGGI
La certificazione attesta qualità del lavoro svolto e risultato finale atteso. E’ un utile strumento di verifica periodica (con verifiche interne semestrali e rinnovo annuale), garantisce ai clienti la coerenza dell’investimento e tutela l’operato degli autori dalla concorrenza non professionale. Per le Amministrazioni Pubbliche viene rilasciata anche una “Dichiarazione di Accessibilità” utile ai fini del D.M. 08.07.2005.
Parlano prima di certificazioni, e poi dicono che rilasciano una dichiarazione di accessibilità (fatta da chi? Non mi risulta siano iscritti all’elenco delle società che possono emettere tali certificati) utile ai fini del DM ? Ma se le P.A. fanno l’autocertificazione!
Per la qualità ci sono delle normative ISO più serie: diciamo chiaramente che questo è un metodo per infinocchiare le PA..
Ricordo che le P.A. per legge 4/2004 sono obbligate ad acquistare siti Web a norma, non a certificarsi col bollino.
Bah. A volte mi chiedo che passa in testa a questa gente oltre alla voglia di far business passando per onlus…
ah… le fasi del bollino di assoweb. Tenete conto che una soggettiva seria costa minimo 9 mila eur e NON E’ richiesta dalla legge come obbligatoria per le P.A:
Fasi di rilascio delle Certificazioni
1. audit con il cliente finale
(format anagrafica e briefing tecnico)
2. redazione progetto di verifica oggettiva e metodologie
3. verifica oggettiva
4. redazione del progetto di verifica soggettiva e metodologie
5. verifica soggettiva
6. Verbale conclusivo e rilascio certificato
Le fasi vengono svolte con il contributo di tecnologie a distanza (email, conferenze e web).
La certificazione viene rilasciata entro 30 giorni.
Cosa contiene la certificazione
1. Attestazione della “Regola d’Arte”
2. Bollino da applicare sul sito certificato
3. Bollino da applicare sulla comunicazione
4. Dichiarazione di Accessibilità (solo per P.A.).
Tutta invidia.
ammettiamolo.
@giorgio: sono 22 + 12 + 20 che fa 54…. che qui nel gioco del lotto ha un valore “fecale”….
Invidia per cosa Giorgio? e di cosa? Di consulenti che si vendono come onlus per far business? Vorrei sentire un parere di un amico che lavora in GDF su “contatta un consulente”, “certificazioni”, ecc. ecc. di una onlus…
Tutta invidia.
ammettiamolo. Giusto perchè loro hanno il coraggio di farlo e altri no.
Leggo il commento precedente.
Cosa contiene la certificazione
1. Attestazione della “Regola d’Arte”
2. Bollino da applicare sul sito certificato
3. Bollino da applicare sulla comunicazione
4. Dichiarazione di Accessibilità (solo per P.A.).
Non mi pare ci sia un “CERTIFICATO”.
Inoltre, è d’uso (ma forse voi fate accademia e pochi siti PA) pubblicare una dichiarazione d’ accessibilità sui siti delle PA che hanno ottemperato al rispetto de requisiti famosi.
Domanda?
Un piccolo comune che spende 3-4 mila euro (se li spende) per fare un sito poi ne deve spendere 9000 per una verifica?
E poi le marchette chi le fa???
Io applaudo a iniziative come queste.
So che qui sono in minoranza (mi pare di capire) ma ripeto:
“Il mondo è bello perchè vario”.
Io sono in AssoWebItalia, insieme ad altre 3000 organizzazioni.
Tutti disponibili a farsi prendere per il cul? (parafrasando).
54 si. vero. chiedo venia.
azz. non avevo letto. Guardia di Finanza.. Valore fecale.. ma cos’è che vi brucia? io non capisco. Millantare una cattiva fede o addirittura non so cosa di illegale o pergiunta di “merdoso”.
Mi spiace ma se restiamo sulle questioni tecniche -come detto prima- tutto è discutibile. Qui entriamo nella pura e semplice diffamazione. E credo che se ne possano riscontrare i principi.
Vado a lavorare.
Saluti a tutti.
Caro Giorgio, mi pare che state (visto che ti ritieni parte di questa assowebqualcosa) prendendo in giro voi stessi. Mi dici che non si parla di certificato e il titolo della pagina e le parole che citi contengono termini come “cosa contiene la certificazione”. Se poi vogliam disquisire di cosa noi all’interno dell’ISO definiamo per certificazione e quali sono le caratteristiche di tale affermazione, beh, non penso sia questa la sede
Dalle tue affermazioni sugli accademici (penso di essermi seduto su tavoli universitari come docente 1 o 2 volte in vita… il resto è e sarà sempre lavoro reale) e sui costi delle certificazioni per i comuni (costi che un comune NON deve sostenere perché non è obbligato. E fidati di quel che dico visto che la metodologia di verifica dei 22 requisiti, gran parte dei requisiti e degli articoli della legge li ha scritti il sottoscritto) mi pare di notare la classica disinformazione che i veri professionisti vanno combattendo, ovvero il qualunquismo del web. Nel sito di assoqualcosa leggo (consentimi il termine) delle sboronate su riviste che dovrebbero essere il riferimento (???) per il Web italiano (siete editori di periodici registrati presso il Tribunale?), certificazioni (a ridaje), consulenze ecc. ecc.
Forse le 3 mila organizzazioni di cui parli sono quelli che si sono iscritti a suo tempo ai vari premiowebqualcosa e che quindi iscrivendosi si sono trovati associati. Tra l’altro è successo proprio a me una volta che mi son trovato iscritto a uno di quei concorsi perchè qualcuno aveva segnalato un mio sito (sic!).
Se poi siete tutti disponibili a farvi prendere per il cul, il mondo è bello perchè è vario – ma di sicuro non ci sono i criteri oggettivi e qualitativi (oltre a quelli tecnici previsti dalle norme ISO) per ergervi sopra di nessuno.
Tutta invidia. Ammettilo.
@giorgio: perchè giri le frasi come nel sito Assowebqualcosa? Ho solo detto – e spesso è successo – che presentarsi come onlus e vendere certificazioni è attività prettamente commerciale che non rientra tra le finalità di una onlus.
Sul 54 ho fatto chiaramente notare la comicità del numero col valore della smorfia locale… se poi vuoi affiliarlo alla qualità del servizio erogato è una tua opinione personale che non condivido.
Ripeto: finchè si parla di Premio ciccicoccò va bene… ma se si parla di certificazioni soprattutto:
a. relative a siti delle P.A. e a requisiti di legge (ovvero usando requisiti di legge per vendere certificazioni senza alcun valore legale)
b. di cui non è chiaro il costo (bisogna contattare la segreteria…)
allora li si che mi incazzo, non tanto come persona ma come componente di gruppi di lavoro del Governo, W3C ed ISO che scrivono linee guida e indicazioni su come si procede con le certificazioni serie.
Nessuno si erge su nessuno.
Parla cosi solo chi ha la vista appannata dalla rabbia.
Davvero non ti leggi?Sei incazzato. Si capisce.
Non so perchè ma è cosi… si capisce.
I processi alle intenzioni.
Un pò di altruismo su!
So ragazzi. Cresceranno. Aggiusteranno il tiro.. ma è pur sempre una iniziativa lodevole.
P.S. io lavoro nel pubblico. Ti assicuro che tutte le organizzazioni iscritte al cosidetto albo dei verificatori si fanno pagare. E salatissimo.
@giorgio. Ma non dovevi andare a lavorare?
Invidia di che? State facendo business su cose che ho scritto io, più che invidia la definirei incazzatura verso chi anziché fare cultura di accessibilità ne fa un business.
Qui chiudo.Perchè devo ancora pranzare.
Sono servizi riservati ai soci.
Sono gratuiti.
Nessuno vende niente a nessuno.
Come disse totò.. “si informi”!
Io incazzato? Qualcuno mi ha visto incazzato, è bene non portarmi a defcon 1
Se lavori nel pubblico dovresti sapere che le P.A. NON sono obbligate a chiedere certificazione dalle società iscritte all’elenco dei certificatori le quali invece “possono” fornire consulenza ed eventuale certificazione ma – quest’ultima – SOLO ai privati.
Poi sul discorso: son ragazzi, cresceranno beh… se crescono storti già da ora… crescono male e creano un danno non da poco innanzitutto a 3 mila persone che credono in loro.
Ora mi piaci di più.
Sei decisamente più simpatico.
Buttala sul ridere.
Ti fa ridere la assoquiquoqua?
Sorridi! sei su candid camera web.
Ma sticazzi. (licenza trasteverina..)
Quasi quasi vengo e ti do un bacio in bocca.
Buone cose.
Ottimo. Quindi pure consulenze legali gratuite? Vabbè mi fermo qua altrimenti mi tocca citarti pure il codice deontologico degli avvocati e dei commercialisti per le consulenze in ambito legale e fiscale
Ah ok capito…
Buon pranzo, troll
http://bugtraq.ru/library/underground/.keep/trolls.feed.jpg
eccolo.
A volte ritornano.
Che palle però.
Sei proprio cucurbitaceo.
La cattiveria te la sei chiamata:
Tutte le Associazioni che siano tali danno servizi gratuiti ai soci aderenti. Dai colossi (le varie conf..) alle piccole associazioni culturali.
Che c’è di male?
Non rispondermi. per favore.
Chiudiamola qui.
Ho fame.
Ma non di te.
(la chiosa era doverosa. e fa pure rima)
Grande Roberto!
@Giorgio: argomentazioni a difesa non ne sai portare? Forse davvero non sai con chi stai parlando (e lo dico io perchè Roberto è troppo modesto per dirlo, ma ci starebbe).
Avoglia se è incazzato, ne ha ben motivo. Uno si sbatte per fare delle leggi e poi questi le raggirano bellamente, allora ladri, spacciatori e assassini sono autorizzati vero?
Bella Italia senza regole…
Che si facciano il loro certificato a Regola d’Arte, ma non includano i 22 requisiti quando non sanno neanche di cosa parlano. Ti rendi conto che il loro sito non li rispetta o no?
Ecco vai a mangiare và… che se sei in ufficio nemmeno potresti usare la rete per fini personali, ocio che brunetta vigila
#giorgio: vai alla confcommercio e digli di tenermi la contabilità gratis perchè sono loro socio
Ci sono materie in cui l’associazione può anche dare servizi gratuiti ma deve comunque pagare i professionisti: un professionista nel campo legale e fiscale NON può erogare servizi a titolo gratuito.
eccomi qui… ce l’ho fatta a leggere tutto e ne è valsa la pena.
Dunque la mia critica è stata fatta alla presunzione di poter stilare quella che loro chiamano la “Charta del web”.
In questa fanstatica Charta vengono elencati dei prerequisiti che ogni sito dovrebbe avere per poter essere definito “a regola d’arte”.
Ok, non voglio stare qui a dibattere che in questa “charta” il termine accessibilità non sia mai stato menzionato, e nemmeno la futilità di alcune affermazioni come “il web italiano”. Semplicemente ribadisco il mio concetto iniziale. Chi ha il coraggio di attestare le qualità del lavoro altrui, e quindi questa fantomatica ECCELLENZA, deve ECCELLERE, non può essere bravino, e non può nemmeno essere bravissimo. Deve essere il migliore. Non posso vendere vecchie 500 ai piloti di formula1 !!!!!
e nemmeno regalarle…
Al nostro amico Giorgio vorrei dire, almeno presentati, metti un link.. un qualcosa. Mi piacerebbe sapere da chi e da cosa derivano certe affermazioni. Qui siamo tutti “a volto scoperto”, se vuoi sapere chi sono ti basta andare sul mio sito, idem per Roberto e Lauryn che hanno ancora meno bisogno di presentazioni..
Non è semplice curiosità. Mi risulterebbe alquanto strano scoprire che sei un webdesigner. Forse perchè la maggior parte dei webdesigner seri la pensano come me, e scusate ancora se ho dovuto metter l’umiltà da parte.
dimenticavo: stanno aprendo un negozio elettronico.
no – profit?
no – comment
Se non vogliam nasconderci dietro un dito, e dire che son anni che lo dico…
http://www.synteam.it/idee.htm
3.000 cosa? 54 che? ma perché state a perdere tempo con sta gente? il solito brutto vizio, ascoltare. Invece bisognerebbe mandare a 54are…
Sì infatti Giorgio, hai fatto su tutto sto bordello e poi magari non sei neanche un webdesigner eheh
[...] dopo parecchi anni, vista anche l’aria che tira ultimamente nel Web italiano dove sembra basti lanciare premi per assegnare titoli di qualità, ho deciso di riprendere l’attività di divulgazione e [...]
Ehehe grazie del trackback Roberto, lo sai che mi fai guadagnare punti nel PR così? ahhhha
Tra l’altro quelli di AWI hanno un sistema di trackback, statistiche e di controllo dell’indicizzazione che a distanza di tre giorni dal post ancora non si sono accorti che abbiamo parlato di loro e non hanno commentato (ma forse questo perchè si vergognano)
Vabbè un po’ di PR ti ci vuole dai… non ho nemmeno messo il rel = nofollow
Intervengo nella discussione …cercando di placare la mia ira. Mi spiego:
1) Sono arci-stufo di premi, celebrazioni e certificazioni (che io chiamerò più propriamente “cretinificazioni”). Basta con questa italietta in cui pippo appiccica la medaglia a pluto e tutti felici di essere cretinificati ci si sente migliori del vicino di casa.
In Italia il Web è nel pleistocene se paragonato al resto del mondo. C’è poco da premiarsi (e anche poco da ridere).
Cretinificare le professioni del web è ridicolo, un retaggio del corporativismo conservatore all’italiana (vedi la casta dei Notai per esempio). Ma come si può cretinificare qualcuno o qualcosa in un ambito che raggiunge l’obsolescenza in qualche mese? Come si può cristallizzare una professionalità che è basata quasi esclusivamente sull’autoformazione continua (direi quotidiana)? Come si può essere così cretini (appunto)?
In quest’ottica, non me ne volere Roberto, per me sono assurde anche esperienze come la profilazione delle professioni del Web che sta tentando di fare IWA. Il rischio – anzi la certezza – di operazioni come queste è essere sempre un passo indietro rispetto alla realtà. Spesso infatti la necessità di categorizzare arriva da personaggi che non hanno mai lavorato davvero a un progetto Web nel mondo reale, quello del mercato. E non farmi parlare va
.
2) Giorgio parla dei valutatori di accessibilità accreditati dal CNIPA dicendo che sono esosi. A lui rispondo che la professionalità si paga. Non lo sapevi? Solo in Italia siamo così provinciali da non sapere che se vuoi un lavoro ben fatto lo devi pagare. Ma… quando i dirigenti delle PA la smetteranno di prendere tangenti per acquistare software osceni da decine e decine e decine di migliaia di euro per poi dover correre con le pive nel sacco a chiedere una consulenza per rattoppare ste schifezze … allora potrete permettervi di venire a dire a noi che siamo esosi. E non santifichiamo i piccoli comuni per favore, che la smettano anche loro di far fare i siti al figlio del macellaio amico del nipote del cugino della nuora del portinaio del sindaco.
Fermo restando il fatto che le PA se la autocretinificano l’accessibilità e che quindi non sono obbligate a spendere nulla in cretinificazioni. E le società di valutazione hanno un volume d’affari ridicolo! Le poche che lavorano vanno avanti senza profitti proprio perché sono vere Onlus. Non squali travestiti da delfini.
Ma ha ragione Livio, è inutile parlare: non si può cavare il sangue dalle rape.
@marco, solo una precisione: gli skill sono skill professionali e non la profilazione delle figure professionali. Lo sai benissimo che dai tempi delle proposte AIP e similari son sempre stato contro gli albi e le caste
Una cosa è dire, come chiede l’EU: un professionista può essere skillato in diversi campi, altra cosa è dire: o superi l’esame o non sei professionista.
Ma di ste cose parlerò nel seminario a SMAU, per non farci rimanere allo stato di “will code HTML for food”
Io capisco le tue motivazioni Rob, lo sai, ma ultimamente mi chiedo se ce ne sia davvero bisogno di tutti questi nomi. Mi ricordano il Polygen (http://polygen.org/web/Professionisti.545.0.html). Avete fatto ricerca sul campo per vedere se nelle aziende, quelle che lavorano sul web davvero, ne sanno qualcosa di questi skill profiles o – peggio – gliene freghi qualcosa? Insomma per me è un po’ tutta fuffa. Ma lo sai che io sono un cane sciolto. Non conto.
Il problema è proprio quello Marco, ovvero che se non elaboriam qualcosa (e tu sai come ho rotto i marones al CEN per dire: uè, vorrete mica mettere il Web assieme alla programmazione?) ci metteranno nel calderone degli “operai tecnici” (come vuole Confindustria e AICA), tenendo professionalità intellettuali quelle per cui sono necessarie lauree e master costosi.
)
Quel che si sta cercando di fare è dire: bene, partiam da quel che c’è, si coinvolgono realtà operative e realtà universitarie e vediamo di trovare qualcosa su cui discutere in modo comune. Non per nulla è una versione 1.0 degli skill, proprio per non esser una delle classiche cose “ciapa quà e porta a casa”. E difatti ci sono già diverse annotazioni che entreranno a far parte della versione 2.0 (da non confondere con Web 2.0 che tu adori
Si come ti ho detto ti capisco e approvo in linea di principio, ma solo perché il resto sarebbe peggio (è come quando vado a votare
).
Però sarò un visionario ma a me piace tanto questo Web con dentro gente che ha dato 10 esami di filosofia e ora fa il designer o di architetti che ora sono esperti di markup o di psicologi che dominano i CSS. Insomma a me piace la mescolanza. La contaminazione. È la culla della creatività.
Non so magari dico belinate, ma secondo me il Web è un ambiente nel quale non hanno senso le professionalità rigidamente strutturate. Il Web ci sta mettendo di fronte ad una realtà di esperienza o di lavoro nella quale le agenzie culturali o professionali comuni hanno perso la loro egemonia (se non il loro stesso senso): non sono più necessarie per acquisire competenze e neppure per fare ricerca. Questo entro certi limiti ovviamente. Ma il risultato è che sempre più spesso avremo da una parte il laureato/master/certificato che non sa fare un belino e dall’altra l’autodidatta naïf che è un genietto del Web.
E alla fine il mercato (un mercato maturo che in Italia forse è ancora da venire) sceglierà chi sa fare le cose non chi mostra una sterile etichetta o una serie di skill. Alla fine. Quando saranno finiti i raccomandati
.
Come sempre diciam le stesse cose in modo diverso

Gli skill non servono ad inquadrare specifiche figure professionali ma sono trasversali
Poi da che mondo è mondo vi sono le figure degli “acculturati”, degli “autodidatti” e dei “creativi”
Ooo, robertino…e meno male che non se ne doveva parlare più eh del premio farlocco in lista perchè già ampiamente discusso
beh, io in lista ho tirato la pietra perchè quest’anno in quanto a cretinificazioni (bellissimo questo neologismo marco, proprio gli si addice in toto) han superato se stessi…
cari saluti e viva il primo cretinificato del premio web italia
lol
@giorgio scusa: invidiosi di che?
dei pastrocchi???
ma fammi il piacere va…
a guardare quel sito e tutto il resto giuro che mi vien da vomitare…
un’offesa totale a chi lavora seriamente, questo è.
molto altro da aggiungere non c’è
saluti
Ammappala che mi ero perso..
Un delirio reale.
Pollice in su per le ottime ed argomentate, nonchè adulte, precisazioni di Giorgio!
@marco (comm. 63) apprezzo sia ciò che dici si a come lo dici.
una sola precisazione riguardo gli psicologi che fanno css e i filosofi che si inventano designer… beh non esageriamo.
Io ho lanciato una miccia contro le “cretinificazioni” perchè mi sento colpita in prima persona in quanto sono quasi 10 anni che studio per aggiornarmi nel settore web, dal peso delle gif alla fluidità dei flash, e mangio libri su usabilità, accessibilità e markup come pane quotidiano. Allora scusate.. se mi girano le biglie quanto sento che arriva il pincopallino di turno che non solo crede di essere il portavoce del web in italia, ma pensa anche di poter rilasciare certificazioni.
Questa cosa non dovrebbe darmi fastidio perchè tutti noi del settore sappiamo distinguere la professionalità dalla cialtroneria.
Purtroppo i nostri clienti non sono esperti del settore e spesso si lasciano gettare fumo negli occhi e tutto ciò si ripercuote su chi ogni giorno “butta il sangue” per vedersi riconosciuto lo sforzo di offrire un servizio con i controfiocchi.
Qui entriamo in un altro discorso però tutto si ricollega.
Non dimentichiamo che l’Italia è il paese dal Peperoncino rosso da 1 milione di Euro… che ora non c’è più.
@francesco: e meno male che ci siete voi adulti a insegnarci qualcosa, sennò sai che giardino d’infanzia sarebbe la nostra vita.
io penso che franceso scherzasse… vero francesco? dimmi di si…
@Laura: è esattamente quello che intendo. Tu ti aggiorni perché prendi il tuo lavoro sul serio. Questo ti fa onore, anche se spesso ai clienti della qualità non frega nulla. Un amico che lavora in pubblicità mi disse che la sua agenzia produce spesso schifezze solo perché piacciono al cliente, d’altronde perché deludere un idiota che paga?
Quando parlo dell’importanza della contaminazione mi riferisco al fatto che avere un bagaglio culturale non solo tecnico ma anche, per esempio, umanistico, aiuta ad allargare la propria visione. Oltre a favorire l’uso corretto dei congiuntivi
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ciao a tutti
articolo molto interessante, solo una cosa, ma il CNIPA non è stato chiuso un po’ di tempo fa?
la Charta è assolutamente una chicca…
Il CNIPA c’è ancora (per ora) ma la parte di accessibilità è stata decimata…
Analisi fantastica!
Bello questo sito, finalmente un po di professionalità.
questo articolo e’ stupendo.
e’ una conferma ai dubbi che mi stavo ponendo…
il premio poi una buffonata lassamo perdere…
questi sono solo dei cialtroni…
una cricca di figli di papa’ ammanicati.
@lino (o mitomane come ti firmi in mail): felice di averti aperto gli occhi
più che altro mi stupisce fondamentalmente che non ci abbiano ancora chiesto di chiudere questo topic. si vede che nemmeno di webmarketing, indicizzazione e seo sanno niente…
amen. questo articolo rimane il 3° su google con la parola assowebitalia. speriamo serva a qualcosa
Secondo me, il solo fatto che ne parliamo gli da la visibilità che non meritano.
E’ evidente che sono addetti alla riparazione di scarpa da passeggio. (scarpari).
I titoli in italia, valgono più delle competenze in alcuni ambienti.
Per fortuna questo non riguarda il web, che ad oggi è mandato avanti da persone che lottano per stabilire uno standard, pionieri di questo nuovo mondo, che in futuro avrà titoli e qualifiche riconosciute a livello nazionale ed internazionale.
Oggi, vantarsi di un certificato o di un premio, può essere un arma a doppio taglio appunto perchè un pinco palla qualsiasi puo registrare un “assoweb” e certificare papere e polli DOC.
Personalmente vi invito a diffidare in principio di ogni cosa simile e dare importanza solo ai fatti, e alle persone che ogni giorno, perseguono il miglioramento del loro lavoro, e non lo mettono in esposizione in varie ed originali trovate da circo equestre.
Io l’unico titolo che riconoscerei in azienda è quello rilasciato da adobe, ma mi servirebbe a capire soltanto che conoscono i bottoni e sanno qual’è l’icona di dreamweaver piuttosto che quella di photoshop, flash o illustrator.
Dalla teoria alla pratica ne passa di solito, e nel web la pratica viene prima della teoria, che viene scritta giorno per giorno dalle soluzioni pratiche e dalle nuove strategie che vengono applicate pionieristicamente sul campo.
Ciao