Avv.to Sara Gargiuolo consulente: la posta di Sara Graphic contest: crea la maglietta e vinci un week end per 2 persone all’Abetone!
Accessibilità? Non è necessario conoscere la legge, basta il buon senso
Questo titolo è ovviamente provocatorio, però l’articolo di Maurizio Boscarol che ha condotto dei test su utenti non vedenti che fanno uso di Jaws, ci dimostra che alcuni semplici accorgimenti di buon senso possono migliorare di molto l’esperienza di navigazione di queste tipologie di utenti. La cosa buffa è che alcuni di questi accorgimenti non sono contemplati neanche nei provvedimenti di legge che ben conosciamo (Legge Stanca).
Ringraziamo Boscarol per i test effettuati di cui possiamo solo far tesoro e imparare!
Post correlati
Trackbacks/Pingbacks
- Accessibilità: i risultati di un sondaggio condotto tra disabili | manualissimo.it | Il computer accessibile a tutti - [...] quanto abbiamo a cuore la tematica dell’accessibilità ed usabilità del web. Come anche segnalato dall’amica Lauryn di italianwebdesign.it così ...
- Accessibilità: i risultati di un sondaggio condotto tra disabili - Commenta la tecnologia, la telefonia, i software - [...] quanto abbiamo a cuore la tematica dell’accessibilità ed usabilità del web. Come anche segnalato dall’amica Lauryn di italianwebdesign.it così ...





















@Laura lo so che mi mangia come ci ha mangiati a più riprese negli anni, ma io non voglio dire che abbia torto ad usare i denti, il fatto è che la realtà è così, più tempo perdi più il sito costa, poi ovvio sarà anche migliore ma non puoi dire che non costa.
Io credo e se Scano legge queste pagine può rispondermi, e mangiarmi se crede, che lui voglia solo dire che l’accessibilità deve essere un fattore indispensabile, che solo così il suo costo è pari a zero perché inserito nel costo di base di ogni progettazione.
C’è il costo della progettazione, del grafico, del coder, di chi inserisce i testi e dell’accessibilità a cui poi si aggiungeranno i costi dei writer e di tutte quelle voci che fanno lievitare il costo di un sito.
Ma se l’accessibilità sarà inserita nella voce costo base, allora sarà a costo zero.
Visto che avete citato Boscarol vi passo i link alle discussioni che facevamo nel 2003, sono identica a questa in fondo, solo che siamo nel 2010 e ancora facciamo e faccio, gli stessi discorsi, questo si che ha un costo.
[1] http://forum.diodati.org/messaggi.asp?f=1&id=903
[2] http://forum.diodati.org/messaggi.asp?f=1&id=911 l’ingresso della Postai nel discorso a cui rispondo io (Ziggy) e si scatena la rissa
M.
Sono un rompiscatole lo so, ma sono anche testardo
questa è sul sito di Boscarol e si riferisce al 2003: http://www.usabile.it/212003.htm#metodi
è citata nello stesso sito in un articolo scritto proprio oggi: http://www.usabile.it/blog/quanto-costano-i-test-di-usabilita-la-risposta-di-jared-spool
In cui Jared Spool dice appunto che tali test possono essere a costo zero se…
Ma infatti non dico che gli esperti non servono. Il mio intervento si riferiva al fatto che gli sviluppatori spesso non si occupano di accesibilità per il fatto che magari la considerano come una cosa in più (costosa e dispensiosa di tempo) mentre in realtà sviluppare accessibile o meno è solamente una cosa tecnica e che quindi richiede lo stesso tempo. L’unico costo tiè, è il tempo che si impiega a imparare a sviluppare in quel modo, ma è una tantum (lo impari una volta e lo usi sempre).
Che poi ci siano fior fiori di consulenti che si fanno pagare, mi pare che sia giusto e corretto
Tutto il tuo discorso Marco si spiega con il tuo sondaggio, dove si evince che pochissimi, meno della metà usano quelle linee guida elementari di cui parli.
Se parliamo di best practice allora sì che non ha un costo se non quello di decidere di seguire poche e semplici regole.
M.
Io partirei dall’assunto che nel 98% dei casi un cliente che chiede di realizzare il proprio sito web non ha idea di cosa c’è dietro. Nessuna.
Quello che voglio dire (alle 9.40 del mattino ho ancora sonno) è che o si fa carico il web designer di progettare accessibile oppure non se ne fa carico nessuno.
Perchè dovrebbe farlo?
Secondo me proprio in quanto web designer.
Tornando sempre a precisare che un sito accessibile è di qualità superiore e produce risultati in termini di indicizzazione e posizionamento ben diversi da un sito non accessibile, un web designer che non progetta accessibile stà, in fondo, prendendo per i fondelli il proprio cliente. E’ come se un artigiano non facesse un lavoro a regola d’arte no?
Chiuderei questo piccolo contributo non richiesto con una frase del grande maestro Miaghi, che vale per tutto anche per il web design:
“Se tu impari il Karate (il web design) è bene, se tu non lo impari è bene… se lo impari così così prima o poi crash”…
Forse scritta non rende bene ma il senso è abbastanza chiaro a tutti.
V.
P.S.: prima di cominciare a progettare un nuovo sito guardate karate kid
Quoto in pieno Vittorio
Tranquillo Vittorio, ora ti do una dritta, a breve inizieranno le riprese del remake di Karate Kid.
Vittorio quello che dici riguardo il cliente è giusto, ma magari ce ne fossero di clienti che non ne sanno nulla, il problema è sempre con quei clienti che credono di sapere perché hanno il nipote dello zio che fa i siti internet… e allora si che metti la cera e togli la cera…
Poi è indubbio che se i siti non sono accessibili la colpa è di chi li fa e non di chi li ordina
M.
PS @Laura ma il forum è chiuso? Perché io mi sono iscritto e “loggato” ma non mi fa mettere post e commenti ai post.
ps il forum è in attesa di essere messo a posto
@Marco Grazia
Beh a che serve il remake?? L’originale mi sembra ancora bellissimo… Sarà che l’ho visto al cinema allora… e poi Pat Morita è insostituibile.
Per quanto riguarda i clienti che hanno il nipote dello zio che fa siti internet… solitamente li mando dal nipote dello zio a farsi fare il sito.
Quello che voglio dire è che mentre è corretto e sacrosanto dare al cliente lo spazio per esprimere le proprie necessità ed aspettative, non è altrettanto corretto dare al cliente la possibilità di rovinare o rendere inservibile un progetto qualunque esso sia.
Bisogna imparare a dire di no. Essere accondiscendenti quando non occorre è, secondo me, controproducente.
@Vittorio concordo al 100% su quello che dici, anche su Pat Morita
però le statistiche mostrate da Marco Olivetti su quanti sanno cosa sia/usano l’accessibilità/usabilità le hai viste anche tu no?
E che ti aspetti da loro? Io magari i loro clienti
Pat Morita, purtroppo, verrà sostituito da Jackie Chan e Ralph Macchio invece dal figlio di Willy Smith, che dire… metti la cera…
M.
PS grazie Laura
Nel tutorial di usabile.it leggo:
“Usare i tag di titolazione (h1-h6) per introdurre sezioni distinte di contenuto”,
ma spesso h2 viene usato per indicare un sottotitolo di h1.
Per esempio proprio nel sito usabile.it trovo questo codice:
Usabile.it
usabilità, accessibilità e interaction-design per il web
che piu’ che, per quanto riguarda h2, introdurre una sezione distinta, mi sembra si tratti di un sottotitolo di usabile.it.
Puo’ essere una eccezione tollerabile?
@wdex: certamente…anche io normalmente uso h1 per titolo del sito/pagina e h2 per il sottotitolo. poi però li puoi anche riusare per titoli dello stesso livello all’interno della pagina. nel senso, non sono “discendenti”, per cui non è detto che a fine pagina, se hai usato più titoli, tu debba arrivare ad usare persino un h6, di solito non ci si arriva mai.
immagina un non vedente che vuole “a colpo d’occhio” capire di cosa parla il sito e chiede al lettore di leggere solamente gli h2…in questo modo capirà i titoli degli articoli o i paragrafi del singolo articolo etc.
non so se sono stata chiara…